Turismo in Sardegna, il libro-inchiesta di Cristina Nadotti
La giornalista a Cagliari racconta l’altra faccia della medaglia dell’industria delle vacanze: centri storici omologati, prezzi che salgono alle stelle, overtourism
Cagliari Giornalista con la vocazione per l’inchiesta, Cristina Nadotti, ligure di nascita e sarda d’adozione, ha iniziato la sua carriera con La Nuova Sardegna a Sassari, dove è cresciuta. Poi ha spiccato il volo a Repubblica a Roma. Il turismo che non paga (edizioni Ambiente, pagg. 240 euro 19) è il suo primo libro, dedicato al turismo che non sempre si rivela la panacea per far crescere l’economia di un territorio, ma spesso crea grossi problemi: centri storici omologati, prezzi che salgono alle stelle, overtourism, cittadini che si ribellano all’arrivo incontrollato di visitatori. Sarà presentato questa sera, 27 maggio, alla libreria Ubik di via Sonnino 186, alle 18,30.
«Sono residente ad Alghero - dice Cristina Nadotti -, vivo in prima persona la trasformazione della cittadina catalana nei mesi estivi. Il libro è nato da riflessioni con mio marito e con amici, tutte persone che non hanno interessi in imprese turistiche, ma che amano viaggiare. Avevo anche il desiderio di contribuire alla discussione su temi come la sostenibilità economica, sociale e ambientale dell’industria turismo».
Ma è un libro per o contro il turismo?
«Il libro ambisce a far discutere su come si punti, malissimo, sul turismo. Il mio parere, confermato dagli esperti che ho sentito, è che si insiste su una monocoltura senza comprenderne le conseguenze negative. Sul turismo si può investire, ma bisogna partire da scelte e programmazione fatte dalla politica e non da qualche imprenditore, spesso lontano dal territorio» .
C’è tanta Sardegna in questo volume. Un omaggio all’isola o dobbiamo preoccuparci?
«Entrambe le cose. Certo che è un omaggio alla Sardegna. Sassari mi ha dato moltissimo, non sarei quella che sono senza aver studiato all'Azuni, aver frequentato l'università con il professor Giuseppe Serpillo e aver mosso i primi passi nel giornalismo alla Nuova. E sì, dobbiamo preoccuparci, perché alcune forme di turismo nell'isola sfruttano il territorio in cambio di discutibili vantaggi economici e sono nuovi volti di colonialismo».
La Nuova ha pubblicato recentemente un’inchiesta in cui si parla di hotel in Sardegna dal passato glorioso e ora in totale abbandono.
«Un esempio perfetto di concessioni edilizie accordate senza programmazione, senza chiedersi che tipo di turismo si voleva sviluppare».
Cosa pensa dei parcheggi nelle spiagge in cui i residenti non pagano, come ad esempio a San Vero Milis?
«Le formule degli ingressi a pagamento non mi convincono, servono a poco, soprattutto se poi non ci sono i mezzi per farle rispettare. Basta immaginare la difficoltà nel verificare chi è parente o amico. Il punto sono le auto: se ci fossero efficienti sistemi di trasporto pubblico si eliminerebbe metà del problema».
Centri storici che si svuotano e si omologano con ristoranti e b&b. Prezzi alle stelle.
«L'emergenza abitativa in Italia è un problema di lunga data che ora gli affitti brevi hanno amplificato. Quanto ai prezzi, faccio solo un esempio: ad Alghero pago anche 30 centesimi in più rispetto a Roma un barattolo di pomodori prodotto sull'isola. Questi sono gli effetti di un'economia basata sul turismo» .
Il turismo porta davvero ricchezza e posti di lavoro?
«Di turismo vivono in molti, ma si tratta spesso di lavori stagionali, precari e sottopagati. Ad Alghero il numero di presenze turistiche è in costante aumento, così come il numero dei disoccupati. La Sardegna sbandiera il successo turistico, ma si spopola. Qualcosa non quadra».
Ma c’è una formula per ritrovare un po’ di equilibrio?
«Sì: considerare il turismo per quel che è - conclude Nadotti -, un'industria con enormi costi ambientali e sociali. Come tale va normata e pianificata. E serve ritrovare il senso del limite: in nome del turismo non si può accettare tutto».
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