La Nuova Sardegna

L’intervista

Stefano Bollani a Berchidda: «Il jazz è un linguaggio universale»

di Francesco Zizi
Stefano Bollani a Berchidda: «Il jazz è un linguaggio universale»

Il pianista sarà con il Danish Trio lunedì 11 agosto allo storico festival di Paolo Fresu: «Io non ho mai ragionato a compartimenti stagni: ragiono solo su ciò che mi piace»

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«Sto facendo un sacco di cose, ma in realtà le ho sempre fatte. Questa estate è solo più densa del solito: quasi quaranta concerti con otto formazioni diverse, in luoghi molto diversi tra loro, è molto stimolante». Ironico, instancabile, trasversale, e innamorato della musica. Stefano Bollani sarà a Berchidda lunedì 11 agosto per il Time in Jazz, il festival di Paolo Fresu, con il Danish Trio, formazione che il pianista condivide da oltre vent’anni con Jesper Bodilsen al contrabbasso e Morten Lund alla batteria.

«Non ci vedevamo da un anno – racconta Bollani – ma i gruppi si nutrono anche di assenze, di pause e di voglia di ritrovarsi. È il bello della musica: ci si incontra dopo tanto tempo e ci si riconosce». Bollani parla come suona: libero, ironico e spiazzante.

«Il jazz per me è un linguaggio, non un genere. Ha dentro di sé l’idea dell’improvvisazione, che si può estendere a tutto, anche al di fuori dalla musica. Io non ho mai ragionato a compartimenti stagni: ragiono solo su ciò che mi piace. Se una persona è creativa, quello che fa è secondario». È per questo che tornano certi rapporti: come quello con il trombettista Enrico Rava. Una collaborazione che dagli anni ’90 ha dato vita a numerosi dischi e concerti in tutto il mondo, una delle coppie più celebri del panorama musicale contemporaneo che in questo tour porta in giro un repertorio che attraversa il jazz, la musica brasiliana, la canzone d’autore italiana e diverse composizioni originali, «da trent’anni si va avanti a suonare, e tornerà nei concerti estivi». O come quello con Antonello Salis: «Se suonasse un altro strumento, se facce il regista, vorrei comunque lavorarci insieme. È la creatività che conta, non l’etichetta».

E poi c’è Paolo Fresu, il sodalizio nato da adolescenti: «L’ho conosciuto che avevo quindi anni, era il 1988. Tornare a Berchidda è come tornare a casa. Anche perché la Sardegna per me è tante cose: è Paolo, è Antonello Salis, è l’amico Benito Urgu, ma è anche Sergio Atzeni, il suo libro “Passavamo sulla terra leggeri” è un capolavoro, sono queste le immagini che mi vengono in mente quando sento la parola Sardegna». Con il Danish Trio porterà a Berchidda uno spettacolo inedito. Una formazione che nel corso degli anni ha pubblicato dischi per etichette prestigiose come Stunt, Ecm, Act, esplorando un repertorio che spazia dal jazz alla musica mediterranea: «Voglio che le persone si divertano, e che vengano senza avere aspettative, sarà una serata imprevedibile». E poi l’inatteso successo televisivo con la sua trasmissione “Via dei matti n°0”. «Non mi aspettavo tutto questo calore, è stato talmente tanto che ci sarà una quinta edizione del programma. Praticamente finirò il tour estivo e poi riprenderò la trasmissione, anche se ancora non conosco le date precise. Le ferie estive le farò a Natale (ride, ndr)».

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