La Nuova Sardegna

L’intervista

Raphael Gualazzi: «Adesso mi diverto»

di Paolo Ardovino
Raphael Gualazzi: «Adesso mi diverto»

Il cantautore e pianista a Sassari e Neoneli con il concerto insieme all’Orchestra De Carolis

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Quando parla della musica, e della sua musica, traspare un sincero entusiasmo. Raphael Gualazzi è al centro di una produzione originale ambiziosa, che farà doppia tappa nell’isola. Il cantautore e pianista, in trio, sarà accompagnato da 21 elementi dell’orchestra De Carolis. Il 12 agosto va in scena a Sassari per il festival Abbabula, il giorno dopo è a Neoneli all’interno del festival Dromos.

Che tipo di concerto sarà?

«Con un sacco di sorprese, all'interno di un contesto musicale curioso e inedito, con gli splendidi arrangiamenti di Stefano Nanni che dirigerà l'orchestra. Sul palco c'è il mio trio, composto da Gianluca Nanni alla batteria e Anders Ulrich al contrabbasso, con Danilo Rossi ospite speciale. Saranno due serate fantastiche, perché il progetto con l'orchestra va a risaltare composizioni che ho scritto nell'arco di un ventennio».

La componente sinfonica ha cambiato pelle alle canzoni?

«Ci sono brani a cui l’orchestra riesce a far spiegare le ali. Alcuni hanno una chiara influenza rossiniana, altri fondono mondo sinfonico e jazz, e ci saranno dei momenti dove il trio, da solo, omaggia i grandi temi d'opera di Verdi in forma di divertissement».

Come ha scelto il repertorio per questa produzione?

«La scelta è stata oculata, alcuni brani erano già arrangiati per quartetto, altri per orchestra, per esempio il mio tema numero 2 scritto per la colonna sonora di “Un ragazzo d'oro” di Pupi Avati. Avevo già collaborato col maestro Nanni, quindi il rapporto si è sviluppato e rafforzato nel corso degli anni fino ad arrivare a questa completa lista di brani, che rappresentano un sacco di colori. Ognuno ha un mondo ritmico, melodico e stilistico completamente diverso dall'altro. Ci sono arrangiamenti che riescono a celebrare la dimensione dello sposalizio tra la cultura afroamericana e quella sinfonica».

La sua carriera tocca i vent'anni: guardandosi indietro quali sono i momenti più belli?

«Il momento più bello è quello che sto vivendo ora. Ho pubblicato il mio ultimo progetto nell’ottobre 2023, dedicato ai sogni, “Dreams”. Trovava nel senso di trascendenza che il sogno ci può offrire, un’opportunità per collegarsi all’autenticità dell'attimo presente. Credo sia importante uscire da sé stessi per ritrovarsi. I miei sogni in quest'estate si stanno sviluppando con tre o quattro formazioni diverse, da quella più confidenziale al trio, all'orchestra».

In che direzione sta proseguendo la sua ricerca?

«Tutte queste opportunità mi danno la possibilità di incuriosirmi sul rapporto tra musica e immagine. Di recente ho firmato un contratto con “Cam sugar”, etichetta che si occupa di valorizzare il repertorio di grandi compositori di musiche da film, e per me l’interesse verso l'estemporaneità della musica diventa ancora più forte. Ci saranno presto novità dal punto di vista discografico, questo momento è molto fervido».

Stiamo vedendo progetti molto interessanti legati a musica e immagine. L'ultimo album di Joan Thiele riprende le musiche di Piero Umiliani, i Calibro 35 hanno fatto un grande lavoro su Ennio Morricone. Per lei cosa rappresenta questo binomio?

«Per alcuni registi è come se la musica aiutasse a modellare la scena e probabilmente influenzare l'interpretazione degli attori. Credo sia una interazione reciproca, poi dipende dalla metodologia: alcuni registi preferiscono creare le immagini e ispirare il musicista, altri amano girare sulla musica. L'importante è che si crei una simbiosi tra compositore e regista».

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