Cristiano Godano: «È bello che i ragazzi abbiano riscoperto gli strumenti musicali»
Il frontman dei Marlene Kuntz torna in Sardegna con due concerti
Cristiano Godano, voce e penna storica dei Marlene Kuntz, torna in Sardegna con due appuntamenti che promettono di lasciare il segno: domani a Mogoro alle 22 nel sagrato della chiesa Madonna del Carmineper “Pedras et Sonus” e il 24 agosto a Castelsardo, nell’ambito del festival Musica sulle Bocche, accompagnato dai Guano Padano. Sul palco porterà le canzoni del suo ultimo disco solista “Stammi accanto”. Un album intenso, ma anche una riflessione sulla musica come atto di resistenza e speranza in tempi difficili.
Cristiano, partiamo dalle canzoni: come prende forma un suo brano?
«Ogni pezzo nasce da un momento quasi meccanico, quando un ingranaggio interiore suggerisce l’idea giusta o un accostamento che funziona. A posteriori posso soltanto notare quello che è accaduto, perché non c’è un metodo preciso: c’è molta riflessività, e il procedimento artistico diventa il modo per ripescare la memoria, per darle un nuovo senso. È importante per me sottolineare l’importanza della speranza. E credo che oggi, in tempi nefasti, sia un valore ancora più necessario: se perdiamo la speranza, restiamo sospesi in un’angoscia senza uscita».
Nei suoi brani la melodia ha sempre avuto un ruolo forte...
«Io sono attratto dalle belle canzoni, è la mia natura. Ho un’attitudine da melodista che mi accompagna fin dai tempi di Catartica, e non l’ho mai abbandonata. Dopo trent’anni di carriera mi sento di poter fare un disco come questo, libero, “impegnativo”, con il solo desiderio che la gente ascolti, colga e magari si ritrovi a proprio agio nelle mie parole».
Il 24 agosto salirà sul palco con i Guano Padano. Come è nata questa collaborazione?
«Ho iniziato a conoscere bene Asso, il chitarrista, suonando con lui dei pezzi di Neil Young. A quel punto gli ho chiesto se lui e la band fossero disponibili ad accompagnarmi. Per me era importante trovare musicisti capaci di portare dal vivo il mood giusto, e i Guano Padano lo hanno nel loro DNA. Non è semplice suonare queste cose, ma loro sanno farlo, con naturalezza».
Tra le nuove voci sarde c’è qualcuno che l’ha colpita?
«Faccio un’eccezione per Daniela Pes, che sta conquistando tutti, ha un respiro internazionale. Per il resto mi sento spesso tagliato fuori, anche perché ormai gli algoritmi finiscono per escluderti. Oggi, paradossalmente, abbiamo accesso a tutta la musica del mondo, ma questa massa gigantesca ci prende per il collo e ci lascia disorientati. Mi capita di avere meno energia per esplorare cose nuove».
Questo nuovo scenario digitale ha cambiato il rapporto dei giovani con la musica?
«Sì, molto. È piacevole pensare che esistano ancora ragazzi che non vedono la musica soltanto come un’occasione per fare soldi. Però è innegabile che tanti entrino in studio già con la strategia di marketing pronta, prima ancora di avere scritto una nota. Io ho sempre avuto un approccio diverso: prima la musica, poi tutto il resto. Ma se vuoi fare carriera, oggi, il mio modo è quasi “mal consigliato”. Eppure so che esistono giovani che scelgono ancora la via autentica, quella che mette al centro il bisogno di esprimersi».
