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L’intervista

Gene Gnocchi: «Ero un cantante, ma piacevo di più quando parlavo. Se faccio televisione lo devo a Zuzzurro e Gaspare»

di Alessandro Pirina
Gene Gnocchi: «Ero un cantante, ma piacevo di più quando parlavo. Se faccio televisione lo devo a Zuzzurro e Gaspare»

Il comico e attore emiliano sarà a San Gavino con il suo spettacolo “Sconcerto rock”: sarà un rocker che non riesce a sfondare

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Musica e comicità sono il cocktail giusto scelto da Gene Gnocchi per il suo Sconcerto rock che domani, 22 agosto, nell’anfiteatro comunale di San Gavino Monreale terrà a battesimo la rassegna SanG/Arena firmata Cedac. Sotto i riflettori - insieme con l'eclettico cabarettista, attore, conduttore, cantante e musicista - Diego Cassani alla chitarra, Luca Barani al basso e Paolo Trabucchi alla batteria per uno show-concerto in cui Gene Gnocchi interpreta The Legend, un divo del rock il cui atteso ritorno sulla scena rischia di trasformarsi in un disastro.

Gnocchi, chi è The legend?

«È un personaggio borderline a cui nello spettacolo ne capitano di tutti i colori. È uno che non ce la fa ma insiste. Spera che prima o poi arrivi il suo momento e non demorde».

Si è ispirato a qualcuno nel creare questo personaggio?

«No, in questo caso no. La mia comicità è sempre fatta di personaggi che stanno ai margini, storie che difficilmente possono essere veritiere fino in fondo».

Nella sua carriera la musica arriva prima della televisione.

«Io nasco come cantante di un gruppo demenziale, i Desmodromici. A un certo punto ho visto che le parti parlate erano più bene accette delle parti musicali e ho dovuto fare di necessità virtù. Il rock però mi è rimasto dentro e se capita mi piace fare serata con la band».

Il primo ricordo musicale?

«Il primo album che comprai, avrò avuto 14 anni: “Stand up” dei Jethro Tull».

Nei suoi programmi tv le è capitato di incrociare i suoi idoli musicali?

«La musica è entrata nei miei show, ma non tantissimo. Però feci un programma musicale, “Perepepè”, in cui portai David Gray che non conosceva nessuno, altri cantautori americani. Anche se poi le grandi case discografiche volevano che promuovessi i dischi più mainstream. Ci fu una sorta di compromesso».

Il suo pigmalione è stato più Costanzo o Vianello?

«Il mio primo lavoro, “Emilio”, arrivò per volontà di Zuzzurro e Gaspare. Loro e il regista Beppe Recchia vennero a vedermi allo Zelig e mi vollero in tv».

Nella sua carriera ha incrociato Pippo Baudo?

«A un Dopofestival che lui faceva con Simona Ventura e c’ero anche io. Tra noi c’è sempre stata stima, ma non mi andava di pubblicare foto con lui. Le cose belle rimangono senza bisogno di mostrarle».

Con Simona Ventura è il sodalizio perfetto.

«Con Simona ho fatto tante cose, “La grande notte”, “Quelli che il calcio”, ultimamente “Citofonare Rai 2”. Il nostro è un rapporto di grande amicizia e stima reciproca».

Scherzi a parte: lo scherzo più divertente?

«Quello di Marco Columbro e dell’arrivo degli alieni. Poi ovviamente, tra il riso e il terrore, quello della tigre con Leo Gullotta».

Gene Gnocchi e la Sardegna.

«Quest’anno sono stato a Olbia, una serata fantastica. In Sardegna c’è un pubblico sempre attento e partecipe. Ora, tra l’altro, sono felice di esibirmi a San Gavino perché è la città di Luca Fois, l’autore con cui lavoro insieme da sette anni».

Cosa c’è dopo l’estate?

«L’idea è riprender a febbraio “Citofonare Rai 2”, anche se senza Simona che è passata a Mediaset. E poi sto proponendo un paio di show, tra cui una scuola per opinionisti. Sono ovunque: da Temptation island ai virologi. Ormai è un lavoro. Ecco, mi piacerebbe aiutare chi vuole intraprendere questa strada».

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