Niccolò Fabi nell’isola: «Nella diversità c’è il motore della vita»
Stasera il cantautore romano nella suggestiva Cala Sapone a Sant’Antioco
Un tramonto che si fa poesia, tra le note che incontrano il mare e la sabbia della suggestiva Cala Sapone a Sant’Antioco. È questo lo scenario scelto da FestArtes per salutare il suo pubblico nell’edizione 2025: Note Lente, un evento ideato da Emanuele Contis e Ilaria Porceddu, che insieme al comune di Sant’Antioco e all’Associazione enti locali per lo spettacolo hanno immaginato un’esperienza unica, capace di intrecciare paesaggio e musica in un dialogo intimo e necessario.
«Volevamo creare un momento in cui la musica potesse essere ascoltata davvero, senza fretta, immersi nella bellezza del luogo» spiegano Contis e Porceddu, sottolineando la volontà di proporre un ascolto più consapevole e radicato nel territorio. Oggi, accanto a loro e a Matteo Leone, salirà sul palco Niccolò Fabi, accompagnato da Roberto Angelini. Un ritorno nell’isola nato da un intreccio di amicizie, vacanze e desiderio di autenticità.
Niccolò, cosa l’ha spinta a tornare in Sardegna per questo evento così particolare?
«Di base c’era la piccola delusione di non riuscire a includere la Sardegna nelle date autunnali. Non certo per mancanza di desiderio o di attenzione, ma per le difficoltà logistiche che a volte condizionano i tour. Abbiamo quindi provato a cercare delle alternative, e quando l’ultima volta sono venuto a giugno con Emanuele e Ilaria abbiamo deciso insieme di organizzare questa occasione. Ho unito vacanza e concerto, e l’idea di suonare in spiaggia mi è sembrata la soluzione più naturale».
Suonerà in un contesto intimo, sicuramente diverso dal Circo Massimo in cui ha suonato con Silvestri e Gazzè. Qual è la dimensione che preferisce?
«In realtà per me è la dimensione più naturale. Il mio linguaggio è più comprensibile così, sia davanti a duecento persone che a 50mila. Certo, eventi come il Circo Massimo restano unici e straordinari: vedere così tante persone in silenzio, attente, amplifica ogni emozione. Ma ho sempre percepito l’orgoglio di chi mi segue da tempo, come se mi dicesse: “Hai dato fiducia non a uno qualunque”».
Il viaggio ritorna spesso nei suoi pensieri e nella sua scrittura. Che valore ha per lei?
«È uno dei principali motori. La scrittura ha bisogno di scintille, e il contatto con realtà nuove ti offre stimoli preziosi. L’arte e la poesia non inventano nulla, ma sanno mostrare le cose da un punto di vista diverso. Io da quindici anni sono testimone del Cuamm che si occupa di porre l’attenzione sulle condizioni di alcuni paesi africani e da tanti anni ci vado, compreso quest’anno: sarei dovuto partire anche con Gazzè, ma poi non è stato possibile. Raccontare queste esperienze senza stereotipi è fondamentale, perché lì dentro ci sono storie che accendono lo sguardo e la scrittura».
A Sant’Antioco suonerà accanto a giovani artisti come Matteo Leone, che impressione le fanno le nuove generazioni di cantautori?
«Alcuni di loro stanno portando grande freschezza. Daniela Pes è un caso speciale. Qualche giorno fa, a pranzo con Ilaria, Emanuele e Matteo, lui ci faceva ascoltare una canzone in dialetto carlofortino: quando la musica riesce a mantenere un legame con la lingua d’origine, e lo fa con autenticità, ha una marcia in più. Nella lingua italiana formale certe sfumature si perdono, mentre in questi casi emergono emozioni autentiche».
