Venezia nel segno di Gaza, ma il Leone d’oro va a Jarmusch
Il regista americano vince con “Father mother sister brother”
Tre storie, legate da piccoli ma significativi dettagli, che raccontano relazioni familiari tra ironia e malinconia, dialoghi brillanti e la forza del non detto. È il film a episodi “Father Mother Sister Brother” di Jim Jarmusch il Leone d’Oro della 82esima Mostra del cinema di Venezia. Un lungometraggio costruito sotto forma di trittico che può contare su un grande cast: Tom Waits, Adam Driver e Mayim Bialik nel primo episodio, Charlotte Rampling, Cate Blanchett e Vicky Krieps nel secondo, Indya Moore e Luka Sabbat nel terzo. Il regista americano ha ricordato nel suo discorso come «L’arte non deve necessariamente parlare di politica per essere politica», parole certo condivisibili ma che un po’ stonano dopo quelle forti a sostegno della Palestina di Kaouther Ben Hania salita poco prima sullo stesso palco a ritirare il Leone d’Argento - Gran Premio della giuria per “The Voice of Hind Rajab” che alla vigilia sembrava il vincitore annunciato del riconoscimento principale della Mostra.
Un film accolto da lunghi e sentiti applausi alle proiezioni stampa e ancora di più all’anteprima con il pubblico e il cast in sala. Un instant movie, si parla di un fatto avvenuto il 29 gennaio 2024 nella Striscia di Gaza, sulla tragica vicenda di una bambina di sei anni rimasta intrappolata in un’auto in mezzo a un attacco israeliano. Una storia raccontata da Kaouther Ben Hania usando la vera registrazione audio della voce della piccola palestinese e scegliendo come unica ambientazione il centro di coordinamento delle chiamate d’emergenza della Mezzaluna Rossa. Alla quale la regista ha dedicato il premio per l’impegno nel cercare di salvare le vite dei palestinesi, aggiungendo che la storia di Hind Rajab è tragicamente «la storia di un popolo che sta subendo un genocidio». Forse nella vittoria di “Father Mother Sister Brother” ha avuto un peso decisivo la visione di cinema, più vicina a quella di Jarmusch, del regista e sceneggiatore statunitense Alexander Payne, presidente della giuria composta da altri importanti autori come il francese Stéphane Brizé, il rumeno Cristian Mungiu, l’iraniano Mohammad Rasoulof, l’italiana Maura Delpero e dalle grandi attrici Zhao Tao, cinese, e Fernanda Torres, brasiliana di origini sarde. Giuria che ha assegnato il Leone d’Argento per la miglior regia a Benny Safdie per “The Smashing Machine”, storia del lottatore Mark Kerr interpretato da un sorprendente Dwayne Johnson. Il Premio speciale della giuria riporta nel palmarès di Venezia Gianfranco Rosi che con il documentario “Sotto le nuvole” racconta Napoli e il suo territorio tra passato e presente. Il riconoscimento per la miglior sceneggiatura è andato a Valérie Donzelli e Gilles Marchand per il film “À pied d'œuvre” con interprete principale Bastien Bouillon, alla vigilia uno dei nomi che circolavano per la Coppa Volpi che invece è stata assegnata a Toni Servillo, protagonista del film di Paolo Sorrentino “La grazia” dove ricopre il ruolo di un immaginario presidente della Repubblica negli ultimi mesi del suo mandato.
Nella scelta della Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile la giuria ha un po’ sorpreso tutti puntando su Xin Zhilei per l’intensa prova nel dramma cinese “The Sun Rises on Us All” diretto da Cai Shangjun. Il premio Mastroianni dedicato a un attore o attrice emergente è andato a Luna Wedler nel cast del film “Silent Friend” della regista ungherese Ildikó Enyedi. La selezione ufficiale ha ospitato come sempre anche il concorso di Orizzonti, dedicato a film giudicati rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive del cinema mondiale, in particolar modo da parte di registi esordienti, meno conosciuti o provenienti da cinematografie minori. Oltre al premio per il miglior lungometraggio andato a “En el camino” del regista messicano David Pablos, da segnalare tra i premiati di Orizzonti l’attrice Benedetta Porcaroli per l’interpretazione nel film “Il rapimento di Arabella” di Carolina Cavalli e Giacomo Covi, miglior attore per “Un anno di scuola” di Laura Samani.
Per quanto riguarda le altre sezioni, autonome ma organizzate nell’ambito della Mostra, il premio principale delle Giornate degli Autori è andato all’iraniano “Inside Amir” scritto e diretto da Amir Azizi, mentre all’interno della Settimana della critica, conquistata dalla commedia nera britannica “Straight Circle” di Oscar Hudson, da segnalare anche la vittoria come miglior cortometraggio e per il contributo tecnico di “Marina” di Paoli De Luca. Un breve film che nel reparto produzione, targata Centro sperimentale di cinematografia, ha visto la partecipazione della sassarese Chiara Ferrandu. Tra i vari premi collaterali va ricordato per importanza il Leoncino d’Oro, assegnato a “The Voice of Hind Rajab” da una giuria di studenti e studentesse delle scuole secondarie di secondo grado. Tra questi il 18enne Fabrizio Mongiu che frequenta il liceo Azuni a Sassari dove il Cityplex Moderno porta avanti, con il progetto a scuola al cinema, un impegno costante nell’ambito formativo legato alla forza dell’audiovisivo. Perché come ricordato da Barbera nella conferenza del primo giorno della Mostra «il cinema è uno straordinario strumento di conoscenza».
