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L’intervista

Caterina Murino, due aborti, un travaglio durato 20 ore: «Io mamma a 47 anni non sono egoista»

Caterina Murino, due aborti, un travaglio durato 20 ore: «Io mamma a 47 anni non sono egoista»

L’attrice cagliaritana si racconta al Corriere: la scelta del nome di Demetrio Tancredi, le difficoltà per adottare, le accuse social

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Sassari Una maternità voluta, cercata e conquistata: Caterina Murino racconta senza filtri la gioia dell’arrivo del piccolo Demetrio Tancredi, avuto a 47 anni insieme al compagno «Edoardo», Edouard Rigaud. In passato due aborti, di mezzo la burocrazia dell’adozione e il confronto con medici poco umani – una ginecologa le disse «lei vuole un figlio solo per la sua vanità». L’attrice cagliaritana si racconta al Corriere della Sera attraverso la penna di Valerio Cappelli. E si apre su tutto: dalla scelta del nome alle critiche social, dalla fede al lavoro, dalla maternità tardiva alla responsabilità di crescere un figlio maschio oggi. 

Sul nome, Demetrio Tancredi, spiega: «Volevo chiamarlo Gabriele ma ormai è il nome che si sente ovunque. Edoardo (il compagno) è legato alla mitologia e ha scelto Demetrio» e lei Tancredi perché «ho pensato al valoroso cavaliere delle Crociate nella Gerusalemme Liberata. Avere un figlio alla mia età significa regalargli una dote». Il figlio è stato registrato con doppio cognome, «poi da grande deciderà lui». Un passo indietro, racconta i nove mesi di gravidanza e i «venti» chili presi: «Non ho mai mangiato così bene in vita mia. Un sacco di mirtilli, uova sode, un po’ di carne perché avevo bisogno di ferro anche se sono quasi vegetariana, e tante lenticchie e tanta frutta». Quando il piccolo è nato, si è aggiunto ai quattro gatti in casa a cui l'attrice è molto affezionata.

Dunque, il grande desiderio di diventare madre passato da due aborti spontanei, «a 39 e a 40 anni. Poi sono andata in terapia, la psicologa mi ha dato le chiavi per aiutarmi». Una soluzione tentata da Caterina Murino e dal compagno è stata quella dell'adozione: «Io non so come funziona in Italia. In Francia hai un primo colloquio dove ti spiegano tutte le questioni legali. Al secondo colloquio mi sono trovata accanto altre 80 coppie, è stata un’esperienza micidiale, per due ore e mezza ti mostrano un video con bambini di tutte le età che dicono: noi cercheremo il nostro padre biologico per tutta la vita».

Da quando è mamma, le arrivano sui social tanti messaggi di donne che coltivano la speranza di partorire in età così adulta, ma anche critiche, spiega l'artista sarda: «Vorrei vedere in faccia chi mi chiama nonna attempata. Non ho una ruga in faccia, sono tutta al naturale. Poverine loro che avranno vite tristi e si sentono nonne. Ci sono anche uomini che mi danno dell’egoista». Una scelta egoista? «Se avessi 70 anni, ti direi di sì. L’età biologica si è abbassata di molto. Mi sono fatta aiutare in medicina, anche se non voglio dire cosa ho fatto. Ogni donna ha un percorso diverso nel parto». Nel suo caso, racconta anche la sofferenza: «È stato un processo lungo e doloroso. Dopo le prime contrazioni, sono state 20 ore di travaglio. A 10 centimetri dall’apertura mi hanno detto, Caterina ci sei? Ero già mezza morta. Ho voluto con tutte le forze questo figlio».

E infine anche qualche riflessione sul cinema, a dicembre esce sul grande schermo con "Natale senza Babbo" insieme ad Alessandro Gassmann e Luisa Ranieri, e sul panorama degli attori italiani dice: «C’è troppa omologazione. Una grande regista italiana mi ha detto, peccato che hai perso l’accento sardo; secondo me, se non l’avessi perso mi avrebbe rimproverata del contrario». (paolo ardovino)

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