Luca Sardella: «Ho liberato la villa di Baudo dalle formiche e lui mi ha portato in tv: mi ha inventato Pippo»
Il conduttore, musicista e agronomo si racconta: dalla musica ai suoi show, dall'incontro con Michael Jackson alle accuse di plagio a Mina e ai Take That
Quando si pensa al verde in tv non può che venire in mente lui. Con la sua coppola e la camicia fuori dai pantaloni Luca Sardella è il volto green del piccolo schermo. Da quasi 40 anni il conduttore e cantautore pugliese imperversa da una rete all’altra, dalla Rai a Mediaset, passando anche per La7, con le sue trasmissioni dedicate alla natura, alle piante. L’ultima, “Green lovers”, lo vede al fianco della figlia Daniela e va in onda su RaiPlay.
Sardella, agronomo, cantautore, conduttore: ma lei cosa sognava da bambino?
«Io nasco in un paese del Sud Italia, San Severo, in una famiglia molto povera. Avevamo un’unica stanza in cui si mangiava e si dormiva. Io facevo due cose strane: davanti allo specchio mi atteggiavo a cantare e presentare, mentre quando uscivo di casa andavo a cercare chi mangiava la frutta per raccogliere i semini, che piantavo per vedere nascere le piantine. Un giorno sentii mio padre e mia madre discutere: lui voleva diventassi botanico, lei artista. Io salii su una sedia e dissi: vi dico quello che farò, sono due obiettivi difficili ma voglio dedicarmi a entrambi per diventare botanico e artista».
E così lasciò la Puglia per Milano.
«Dopo gli studi ho lasciato il mio paese con un tir, ho viaggiato di fianco all’autista fino a Milano, dove ho dormito per tre giorni sotto la metro insieme a un clochard».
La musica era già la sua passione.
«A Milano conobbi la Vanoni, poi mi presentai alle varie case discografiche. Vinsi il Cantaveneto e così andai al Cantagiro. Conduceva Pippo Baudo. Un giorno lo sentii dire che aveva un problema con le formiche nella sua villa di Morlupo. Mi feci avanti: “caro avvocato - ai tempi lo chiamavo così - mi scusi, ma io potrei risolvere il suo problema”. Lui rimase sbalordito: “ma non fai il cantautore?”. “Ma sono anche un botanico”. Allora Pippo: “ci vediamo a settembre, vieni a Morlupo e se riuscirai a debellare le formiche ti farò da padrino in tv”. E così a settembre andai nella sua villa».
Come andò a finire?
«Per due mesi non lo sentii, poi a dicembre mi arrivò una telefonata: “sei un grandissimo, vieni in tale giorno a Domenica in e a Discoring”. Mi aveva dato le date per andare ospite nelle sue trasmissioni. Era il mio sogno, non ho mangiato per una settimana. Io non ero mai stato in Rai, mi presentai davanti a viale Mazzini, finché non incontrai il maestro Pippo Caruso che mi portò da Baudo».
Anche lei dunque è una scoperta di SuperPippo?
«“L’ho inventato io”, diceva sempre. E soprattutto davanti a tutti mi disse: “scrivi canzoni bellissime, ma se hai poco tempo, meglio tralascia la musica, ma non lasciare mai il mondo delle piante. Il futuro è quello”. Baudo era uno che percorreva i tempi».
E così ha fatto.
«La musica c’è sempre stata, ho rilanciato Fausto Leali, ho scritto una marea di canzoni, ora sto lavorando con Mogol, ma soprattutto mi sono dedicato alla televisione con i miei programmi sulle piante».
Sempre con l’immancabile coppola in testa.
«Anche quella fu una intuizione di Baudo. Eravamo a casa sua, prese una coppola siciliana e mi disse: “mettitela, devono riconoscerti anche di notte”. E infatti è così».
È vero che ha curato il giardino di Michael Jackson?
«Sì, grazie a mia figlia che era la numero uno del suo fan club in Italia e andava a tutti i suoi concerti. Gli parlò di me e andai a Neverland. E sempre grazie a mia figlia ho anche incontrato re Carlo d’Inghilterra: lei conosceva la figlia del cerimoniere e andai con Fiorello per l’incoronazione».
Anni fa accusò i Take That di averle copiato una canzone.
«Non solo loro, anche Mina. Erano due canzoni proprio mie, identiche. Può essere che il figlio di Mina in Rai per caso abbia sentito il mio brano, poi chissà involontariamente lo abbia fatto suo. Comunque, sono questioni chiuse».
Ha qualche rimpianto nella sua carriera?
«L’unico è avere detto no a Sanremo, perché poi quando volevo partecipare io non sono stato preso. Quando volevo andarci avevo le canzoni giuste, quando mi volevano loro no. Ma sono felice lo stesso, sono un credente cattolico e ringrazio Dio per tutto quello che mi ha dato».
Ora è tornato in tv con “Green lovers” al fianco di sua figlia Daniela.
«È un programma molto diverso rispetto a quelli del passato. Innanzitutto, perché è fatto con competenza. Oggi ci sono mille programmi che parlano di green, ma poi non c’è sostanza. Il nostro si rivolge ai giovani. Oggi siamo davanti a una transizione ecologica, tecnologica, naturalistica e chi può farla se non i giovani? Non posso pensare di rivolgermi a mio zio».
Ha fiducia nelle nuove leve?
«Sono loro i traghettatori ed è a loro che dobbiamo rivolgerci. Ci sono dei cambiamenti a cui non possiamo porre rimedio. Pensiamo al granchio blu: non possiamo più debellarlo, lo dobbiamo mangiare. In Veneto già lo utilizzano: una ragazza ha inventato la birra al granchio blu. Un anziano non lo avrebbe mai fatto. In Salento i giovani stanno coltivando papaia, avocado, banane, perché con le temperature esotiche di oggi viti e oliveti hanno più difficoltà. Oggi i giovani si stanno adeguando ai cambiamenti, sono attenti. Ci sono quelli che negano i cambiamenti climatici e dicono: era così anche prima. Ma prima non c’era l’uomo, oggi siamo 8 miliardi. Prima il pianeta si ammalava e poi riusciva a sistemarsi. Oggi non ha più il tempo di guarire».
Che ruolo può avere la divulgazione tv?
«Quest’anno giro l’Italia e regalo bombe di semi di fiori. Fermo i ragazzi davanti ai pub e chiedo loro perché stanno morendo le api. Loro hanno sempre la risposta giusta: pesticidi, cambiamento climatico. Sono informati. E così dico loro: quando passate su un campo senza niente gettate queste due bombe, con la prima acquazzone l’argilla si scioglierà e nell’umico terriccio nasceranno tanti fiorellini che daranno vita a un mondo nuovo e così le api ci ringrazieranno».
