Federica Luna Vincenti: «La principessa Sissi non è quella del film: ora metto in scena la sua vera storia»
L'attrice in tournée in Sardegna con lo spettacolo sull'imperatrice d'Austria
Nell’immaginario collettivo la principessa Sissi è quella ragazzina spensierata che con il volto di Romy Schneider ha fatto innamorare milioni di persone in tutto il mondo. Federica Luna Vincenti porta in scena un’altra Sissi, donna sensibile, inquieta e tormentata, insofferente alla vita della corte viennese. L’appuntamento firmato Cedac con “Sissi, l’imperatrice” è nei teatri di Tempio (22 gennaio), Olbia (23), Lanusei (24 ) e Oristano (25). Diretta da Roberto Cavosi, l’attrice è affiancata da Marco Manca, Claudia A. Marsicano, Miana Merisi e Maria Giulia Scarcella.
Federica, chi era Elisabetta d’Austria?
«Era sicuramente una donna lontanissima dall’immaginario che cinema e letteratura ci hanno trasmesso, ovvero una donna estremamente ribelle e romantica. Sissi era l’esatto contrario di quanto ci è stato raccontato. Era tutt’altro. Era un personaggio che odiava l’aristocrazia, che ripudiava la guerra».
Cosa l’ha colpita del personaggio di Sissi?
«A me piace tanto l’idea di dare voce a donne che sono riuscite a usare in positivo la loro posizione di privilegio. Sissi non aveva solo il privilegio di rappresentare il potere ma anche di usarlo come strumento di denuncia. Che è quello che dovrebbero fare i nostri politici, ovvero usare questa posizione privilegiata per dare voce a chi non ce l’ha, ai più fragili, ai più deboli».
Com’è la Sissi che metterà in scena?
«Il nostro regista ha lavorato in modo impeccabile su tutti i libri più importanti su Sissi, libri che la figlia ha confermato. La storia vera di Sissi si trova solo in questa spettacolo. Raccontiamo una donna completamente sfibrata, il suo sistema neurologico collassa con la perdita dei figli. Tutto questo segna un cambiamento viscerale in tutto quello che accadrà nella sua vita. Pensiamo all’anoressia: lei rifiuterà qualsiasi tipo di nutrimento perché lo riteneva nutrimento di corte. Sissi anticipa i tempi rispetto a quella che è stata poi la storia. Odiava l’aristocrazia, veniva chiusa in una stanza per essere zittita. Anche con l’imperatore il rapporto era difficile, tanto da chiamare a corte un’attrice per farla diventare l’amante di suo marito. Per sceglierla le fece addirittura un provino».
Non è la prima volta che porta una regina in scena. È stata Cordelia nel Re Lear di Michele Placido e la regina Elisabetta diretta da Massimo Ranieri. Hanno qualcosa in comune queste donne?
«Molte di loro hanno vissuto la perdita di un figlio, una voragine di dolore che spezza una donna a livello viscerale e neurologico. E poi sono tutte donne che non hanno paura di perdere nulla. Cordelia rifiuta tutto quello che il padre voleva darle e passerà le pene dell’inferno. Rifiutare questa fama porta enormi vantaggi a livello umano, ma grandi svantaggi a livello pratico».
Sissi come Diana o Kate Middleton?
«Ciò che accomuna queste donne è che sono principesse del popolo. Ancora oggi il popolo davanti a queste principesse ha una sorta di illuminazione, di visione, come fossero delle madonne. Questo perché hanno carisma, umanità, si occupano dei più fragili. In loro vede una luce che le rende donne uniche, icone che durano nei secoli».
Dopo Sissi chi le piacerebbe portare in scena?
«Amo tantissimo le vite delle artiste, come Milva o Mariangela Melato. Sarebbe bellissimo».
