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BuonGusto – Speciale Piatti di Carnevale

A Guspini un dolce dal sapore antico: nei raviolini fritti c’è il sanguinaccio

di Caterina Cossu
A Guspini un dolce dal sapore antico: nei raviolini fritti c’è il sanguinaccio

Anna Maria Usai ha tramandato la ricetta alla nipote Ilaria Brigida. «Forse è poco conosciuta, ma è una delizia»

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C’è un profumo preciso che annuncia il Carnevale: quello dell’olio caldo, dello zucchero a velo e dei dolci fritti preparati in casa. Ilaria Brigida, 29 anni, e Anna Maria Usai, 70 anni, sono nipote e nonna di Guspini molto seguite tra le foodblogger sarde. E pronte a invadere i social con l’ingrediente inaspettato dentro ai raviolini: il sanguinaccio.

«È un dolce che facciamo spesso, io l’ho sempre conosciuto e preparato con nonna da quando ero piccola, fa parte della tradizione dei dolci di carnevale del Medio Campidano» spiega Brigida, volto di Sardegna Food Porn, account da 40 mila follower nato qualche anno fa per recensire i locali della Sardegna e diventato dopo il Covid una vera e propria cucina online, che va di pari passo con quella della nonna. «Quando ho iniziato non c’erano tantissime pagine, fare le food blogger non andava di moda, quindi ho tantissimi follower che mi seguono da anni e che hanno visto l’evolvere di questo account » racconta la ventinovenne. «Forse è poco conosciuto altrove, ma è davvero una delizia» assicura Anna Maria Usai, che su Instagram ci è arrivata grazie alla giovane nipote e il suo acccount, In cucina con mamma, conta ora quasi 35 mila follower. «Il sanguinaccio è sempre stato nella cucina sarda un ingrediente ricco, lasciato alle occasioni speciali. E questa ricetta, che ho tramandato a mia nipote, la conosco da che ricordi, credo la facesse anche mia bisnonna».

Nipote e nonna raccomandano di seguire in modo molto rigoroso le istruzioni per realizzare a casa questo dolce dal sapore antico. «La base dei raviolini è una pasta elastica e profumata, perfetta poi da friggere» iniziano. Ed ecco le quantità per farne molto più che un assaggio. «In una ciotola si versano 300 grammi di farina, 30 grammi di strutto, un pizzico di sale e un cucchiaino di zucchero, sciolto precedentemente in 50 ml di acqua. L’impasto va lavorato con cura, fino a diventare liscio e omogeneo, quindi lasciato riposare per circa 15 minuti, coperto da un canovaccio: un passaggio fondamentale per ottenere una sfoglia sottile e resistente» spiegano. Nel frattempo poi che l’impasto della sfoglia riposa, c’è il tempo per dedicarsi al ripieno. «Il sanguinaccio va privato del budello, schiacciato e lavorato con l’aiuto di una forchetta fino a farlo diventare cremoso».

A questo punto può entrare in gioco il gusto personale: «Si aggiunge un liquore, quello che si preferisce, ma sempre poco alla volta – raccomandano –. Serve ad arricchire il ripieno di profumi, rendendolo morbido e vellutato». Quando l’impasto è pronto, si passa a stenderlo: «Bisogna ottenere uno spessore di pochi millimetri, poi lo si farcisce con il sanguinaccio, si richiudono sigillando bene i bordi, e si passa alla frittura». L’olio, che le due foodblogger suggeriscono meglio essere di semi di girasole, deve essere caldo ma non eccessivamente: «I raviolini vanno immersi e lasciati dorare lentamente, fino a raggiungere una colorazione uniforme. Una volta scolati, ancora caldi, vanno cosparsi di zucchero a velo, che si scioglierà leggermente sulla superficie creando il contrasto perfetto con il ripieno intenso».

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