La Nuova Sardegna

La recensione

Storie di scrittori con tanti errori: nel nuovo libro di Middei a Nuoro c’è il mare

di Alessandro Marongiu
Storie di scrittori con tanti errori: nel nuovo libro di Middei a Nuoro c’è il mare

E poi gli innumerevoli errori su Grazia Deledda

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Perché si legge? Innumerevoli le ragioni, e le più varie. Per darsi un tono in società, per vincere la noia, per frugare nei casi altrui, ad esempio. Per conoscere, per stupirsi. O per conoscere e stupirsi insieme. E noi proprio nella felice circostanza del conoscere e dello stupirsi insieme ci siamo trovati grazie a “Non rinnegare il cuore. Storie di scrittori senza tempo e di sogni che non si spengono” di Guendalina Middei (Feltrinelli, 272 pagine, 18 euro), e in particolare davanti al brano in cui, nel capitolo a lei dedicato, si riferisce di una Deledda fresca di nozze e di trasferimento oltremare: «Tu amavi la capitale: ne amavi l'atmosfera vivace, ti piaceva passeggiare insieme a Palmiro per le viuzze della città eterna, con negli occhi la stessa luce che avevi da bambina, quando sognavi davanti al mare di Nuoro».

Ora: irresponsabilmente pratichiamo Nuoro poco, ma l’informazione di un suo mare ci giunge comunque inedita e stupefacente. Difetto nostro, sia chiaro, se poche righe prima avevamo letto, riguardo al viaggio della Deledda dal paesone natio verso il Sud Sardegna: «Così, alla fine, decidesti di salpare per Cagliari». E rieccoci al merito della questione: abbiamo conosciuto qualcosa di nuovo e insieme ci siamo stupiti.

Che domandare di meglio a un libro? Per cominciare, quel minimo indispensabile di cura che giustifichi almeno la richiesta di tempo, energie e pure soldi, sì, a chi legge: il minimo indispensabile che qui difetta in toto. Non bastasse l’increscioso incidente del mare nuorese, frutto – ci vogliamo augurare – di sciatteria (non esclusiva dell’autrice, si badi) e di una perniciosa insistenza a scrivere per figure, ci si imbatte in ogni sorta di errore: nata nel settembre del 1871, alla data del «22 ottobre 1899» la Deledda avrebbe «ventisette anni»; una delle fonti principali è il romanzo sulla Deledda di Silvia Sanna, che però qui è trasmutata in “Silvana”: non una, ma sei volte; la Deledda “salpa” da Nuoro per Cagliari, completa il tragitto e: «Appena arrivata a Nuoro (…)». Apparirà difficile da credere, ma gli inevitabili rilievi (e di ulteriori potremmo produrne) risultano inezie rispetto a ciò che più conta, ovvero la materia che sostanzia il capitolo.

Perché l’immagine della Deledda che ci viene consegnata è quella posticcia, distante dalla realtà storica e ripulita di tutti i peccati che un’enormità di libri, articoli cartacei, siti internet e post sui social ha eretto negli ultimi tre decenni, quella che magnifica le presunte virtù della Deledda-che visse e ricorda solo in maniera incidentale, manco fossero dettagli, gli esiti della Deledda-che scrisse.

È l’immagine della Povera Piccola Tappa Sarda contro il Mondo Grande e Terribile, cucita su a colpi di micidiale retorica («E come fece la piccola Deledda, snobbata fin dal giorno della sua nascita, a lottare?»), dati biografici sbagliati (quando va bene, sbagliati), provvidenziali dimenticanze (i rapporti con il Fascismo? Quale Fascismo?), liste precompilate di aneddoti e di oppositori (Stanis Manca, Pirandello). Suona così come un’amara beffa l’appello che Guendalina Middei fa, in conclusione, a che si studi di più la Deledda, specie a scuola; e suona come una triste fatalità, considerato anche l’ampio seguito di cui gode, il fatto che per promuovere il libro la stessa Middei andrà in giro a “far conoscere” una Deledda che non è mai esistita.

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