Aldo Cazzullo stronca la canzone di Sal Da Vinci e fa infuriare i suoi fan: «Non rappresenta la cultura napoletana»
Il giornalista si era scagliato contro il pezzo vincitore di Sanremo considerandolo «perfetto come colonna sonora di un matrimonio della camorra»
La canzone vincitrice del Festival di Sanremo 2026 continua a far discutere e a dividere pubblico e addetti ai lavori. A riaccendere la polemica è stato il giornalista e vicedirettore del Corriere della Sera Aldo Cazzullo, che nella sua rubrica di posta con i lettori ha espresso un giudizio durissimo sul brano “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, sostenendo che sarebbe perfetto come colonna sonora di un «matrimonio della camorra».
Dopo il lungo dibattito seguito alle parole del giornalista, un lettore ha inviato un messaggio di replica: «Ho letto la sua risposta a proposito del vincitore del festival di Sanremo, e sono rimasto stupito. Capisco che la sua canzone possa non piacere a tutti, ma io avverto una specie di pregiudizio da parte sua. Forse ce l’ha con Napoli e i napoletani?».
Cazzullo replica senza esitazioni: «Amo Napoli e i napoletani, ma Sal Da Vinci rappresenta la Napoli che immaginano e vorrebbero coloro che la detestano. Io invece amo la grande tradizione della canzone napoletana, portata nel mondo dall’Orchestra Italiana di Renzo Arbore e prima ancora resa immortale da Enrico Caruso».
Il giornalista cita poi gli artisti che, a suo dire, incarnano davvero l’anima musicale partenopea: Tullio De Piscopo, Tony Esposito, la Nuova Compagnia di Canto Popolare di Eugenio Bennato, Edoardo Bennato e James Senese. «Ma soprattutto aggiunge il più grande di tutti: Pino Daniele». Un discorso che Cazzullo estende anche alla cultura napoletana nel suo complesso: «Amo il cinema di Totò e il teatro di Eduardo De Filippo, artisti profondamente radicati nella Napoli popolare ma capaci di parlare a tutti».
Poi arriva l’affondo finale sul brano vincitore: «Ho qualche dubbio che resterà “Per sempre sì”. Geolier oggi, come Nino D'Angelo ieri, possono piacere o meno, ma sono voci originali, interessanti. La Napoli di Sal Da Vinci oggi, come la Napoli di Mario Merola ieri, rappresenta invece uno stereotipo che con la cultura napoletana ha poco a che fare: un’attitudine strappacuore, enfatica, consolatoria — l’amore per sempre, promesso davanti a Dio…».
E conclude con una stoccata che ha fatto nuovamente infuriare i fan: «Mi sembra un passo indietro non solo rispetto a “Quanno chiove”, ma perfino rispetto a “Nel blu dipinto di blu”. Insomma, un perfetto esempio del detto: “quando la pezza è peggio del buco” conclude Cazzullo.
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