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BuonGusto – Speciale Pranzo di Pasqua

Dal coccoi ai coricheddos e al muffuittu, a Calangianus le custodi della tradizione di dolci e pani artistici

di Giandomenico Mele
Dal coccoi ai coricheddos e al muffuittu, a Calangianus le custodi della tradizione di dolci e pani artistici

Antonietta Spanu ed Elisabetta Farchi non preparano semplici prodotti alimentari, ma oggetti culturali

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Le mani che intrecciano, incidono, modellano. La Pasqua è tradizione che sa coniugare i riti, la sacralità con la buona tavola e ciò che sa prenderti per la gola. In Sardegna questa tradizione pasquale e cerimoniale passa ancora attraverso gesti antichi, tramandati di generazione in generazione, capaci di trasformare farina, acqua e zucchero in simboli carichi di significato.

È in questo solco che si inseriscono due figure a loro modo peculiari come Antonietta Spanu, maestra del pane pintau di Simaxis, ed Elisabetta Farchi, artista dei dolci decorati di Calasetta. Due percorsi diversi, ma uniti da un filo comune: la capacità di custodire e rinnovare un patrimonio identitario profondo. Entrambe saranno protagoniste a Calangianus, dal 17 al 19 aprile, nella seconda edizione del World Bread Masters, l’evento creato da Mirtò, il Festival internazionale del mirto, che sarà ospitato a Palazzo Corda e metterà insieme grandi artiste della panificazione, secondo le rispettive tradizioni.

Antonietta Spanu ha quasi 72 anni e porta con sé una vita intera dedicata al pane. “De fai su pani in domu” non è solo un’attività, ma un rito, un sapere domestico che affonda le radici in un tempo in cui il pane era sacro, nutrimento essenziale e simbolo di comunità. Nata a Simaxis, vicino a Oristano, Antonietta ha imparato osservando la madre, Siriana Schirru, in cucina. Non c’erano ricette scritte, solo esperienza, occhio e sensibilità. Da bambina, in ginocchio sulla sedia, lavorava la sua porzione d’impasto mentre la madre impastava con forza semola e acqua, fino a ottenere quella consistenza liscia e compatta che ancora oggi rappresenta la base del suo lavoro.

«Resto fedele alla tradizione, utilizzo semola di grano duro, meglio se di varietà antiche come il Cappelli, acqua, sale e, un tempo, la pasta madre – spiega con le mani in pasta -. Tecniche come “sa pesada” per il coccoi e “s’appungiada” per il muffuittu raccontano un sapere tecnico, che però viene tramandato senza manuali». Ma è nel pane decorato che emerge tutta la sua sensibilità artistica. I pani cerimoniali accompagnano i momenti più importanti della vita.

Ogni dettaglio ha un significato. «Durante la Pasqua, il pane si arricchisce di ulteriori simboli: la croce, la corona di spine, la scala della Passione – sottolinea Antonietta –. E soprattutto le uova, inserite nei coccoi come segno di rinascita. Per i bambini, invece, il pane assume forme giocose: borsette, biciclette, bamboline. Prima delle uova di cioccolato, erano questi i veri doni pasquali, semplici e carichi di affetto».

Se Antonietta lavora con la materia essenziale del pane, Elisabetta Farchi vive e approfondisce la sua passione e maestria tecnica nel mondo dei dolci artistici, dove la tradizione incontra una ricerca estetica raffinata. Il suo percorso nasce a Cagliari, al liceo artistico, ma prende forma concreta a Calasetta, dove nel 1998 apre il suo laboratorio. Qui sviluppa un linguaggio personale che affonda nelle radici della tradizione sarda, in particolare nei “coricheddos”, i dolci della sposa tipici dell’Ogliastra. Nei suoi dolci si intrecciano simboli antichi e sensibilità contemporanea. I coricheddos, tradizionalmente legati ai riti nuziali, diventano superfici narrative su cui si dispongono fiori, spighe, pavoncelle, uccellini, elementi che raccontano prosperità, fertilità e buon auspicio. Ogni creazione è unica, frutto di un lavoro minuzioso e paziente, realizzato con strumenti spesso adattati dall’uso quotidiano: pinzette, forbicine, persino aghi da cucito.

La creatività di Elisabetta nasce nella lavorazione del vetro, poi la svolta con i dolci artistici. «Tutto è nato durante il periodo della pandemia, quando, non potendo uscire di casa, ho iniziato a comprare la farina e la semola, provando ad avviare la produzione di dolci che nel passato non avrei mai pensato di poter realizzare, studiando quest’arte e raggiungendo risultati di cui vado orgogliosa – racconta la Farchi -. Grazie ai social si è formato una sorta di “collettivo” in rete, con tante persone che hanno condiviso passioni di questo tipo e ho ammirato i lavori delle migliori maestre in Sardegna». Il suo processo creativo è lento e meditativo. Prima ancora della lavorazione, c’è la ricerca degli ingredienti, spesso selezionati direttamente in Sardegna. Un lavoro invisibile che contribuisce alla qualità finale. Nei suoi dolci, Elisabetta non cerca solo la bellezza, ma anche un equilibrio tra tradizione e innovazione.

Ciò che accomuna Antonietta Spanu ed Elisabetta Farchi è il valore simbolico del loro lavoro. Pane e dolci non sono semplici prodotti alimentari, ma oggetti culturali, veicoli di memoria e identità.

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