Giovanni Allevi: «Ogni sera temo di non farcela, ma il pianoforte e il pubblico hanno un effetto curativo»
Il compositore torna a Cagliari e Sassari dopo lo stop per la malattia: «Oggi ho una nuova missione: celebrare la gioia della vita»
Nell’estate del 2022 Giovanni Allevi era una delle stelle annunciate per l’estate di Porto Rotondo. Poi, a giugno, la scoperta del mieloma multiplo e l’inizio della sua battaglia più importante lo hanno portato ad annullare il tour mondiale. Ora Giovanni Allevi ritorna nell’isola con una doppia data sotto le insegne del Cedac, sabato 30 maggio alle 20.30 al Lirico di Cagliari e domenica 31 alle 20. 30 al Comunale di Sassari. Il Piano Solo tour 2026 è un ritorno alle origini per il compositore e filosofo marchigiano. Un viaggio musicale e umano in continua evoluzione che rappresenta un ritorno all’essenza più autentica della sua arte: il dialogo intimo con il pianoforte, compagno di una vita, capace di trasformare ogni concerto in uno spazio sospeso tra emozione e riflessione.
«Fare un tour internazionale di pianoforte solo con addosso i segni indelebili della malattia, come il mal di schiena e il tremore alle mani, è davvero molto difficile. Ma nel mio cuore sento realizzarsi un cambiamento profondo. Non salgo più sul palco per mostrare un’abilità o far ascoltare la mia musica. Molto di più. Ora la mia missione è celebrare la gioia della vita, dimostrare che la fragilità è una forza e che anche dall’imperfezione può nascere la meraviglia»
Con il Piano Solo Tour la rivedremo sui palchi sardi dopo anni, per lei, non facili. Cosa deve aspettarsi il pubblico?
«Un corpo sofferente, un’anima che cerca l’infinito».
Può anticipare qualcosa sulla scaletta?
«Oltre all’esecuzione dei brani ci saranno brevi ma intensi momenti di riflessione filosofica».
Delle sue tante volte nell’isola una che ricorda in modo particolare?
«Anni fa, dopo un concerto a Bauladu alcuni ragazzi del luogo mi portarono a visitare il Museo archeologico. Fu un viaggio affascinante che ricordo ancora in ogni dettaglio».
Cosa prova quando lei e il suo pianoforte, da soli, vi trovate ogni sera sul palco davanti a migliaia di persone?
«Ogni volta spero che il dolore alla schiena e le parestesie alle dita non impediscano di disegnare le melodie così come sono nella mia mente».
Qual è il concerto che porta nel cuore?
«Recentemente ho suonato in un reparto di pediatria oncologica. È stata un’esperienza toccante che porterò per sempre nel cuore».
In questi anni ha avuto paura di non calcare più quel palco?
«Anche adesso temo di non farcela. Eppure l’affetto del pubblico, il suono del pianoforte, le violente emozioni che attraversano il mio corpo durante il concerto, hanno su di me un effetto curativo».
