La Nuova Sardegna

Arte

Le opere di Andrea Chessa approdano a Milano

Le opere di Andrea Chessa approdano a Milano

La mostra si apre domani ed è curata dallo storico dell’arte Alberto Barranco di Valdivieso

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Una traiettoria che parte dalla Sardegna e arriva nel cuore di Milano, senza mai perdere il legame con le proprie radici. È questo il senso della mostra di Andrea Chessa, che si apre domani 6 maggio nella storica galleria d’arte contemporanea Spazio Arte Scoglio di Quarto, nella zona dei Navigli. In oltre trent’anni di attività, lo spazio ha ospitato grandi nomi dell’arte e della cultura, come Arnaldo Pomodoro, Emilio Tadini, Mario Giacomelli e Alda Merini.

La mostra, curata dallo storico dell’arte Alberto Barranco di Valdivieso, ripercorre il cammino di Chessa, scultore nato a Tempio nel 1972. Il suo lavoro si inserisce nella tradizione della scultura sarda del secondo Novecento, quella capace di rinnovarsi aprendosi al dialogo con il mondo. Artisti come Costantino Nivola e Maria Lai hanno infatti portato questa esperienza oltre i confini locali, trasformando il racconto delle radici in un linguaggio universalmente comprensibile. E l’artist di Tempio continua questa tradizione. Nelle sue opere la “sardità” non è mai esibita in modo superficiale e puramente folkloristico, ma emerge e si manifesta anche nei materiali scelti: ferro, rame, lana, giunchi e gesso.

Elementi che l’artista utilizza per costruire un dialogo tra passato, presente e futuro. Il percorso espositivo riunisce lavori di diversi periodi, organizzati proprio in base ai materiali. In “Col-lana” (2023) , la lana compressa all’interno di strutture in ferro mette in tensione morbidezza e rigidità. In “Lingua di fuoco” (2019) , il ferro conserva i segni del calore che lo ha trasformato, rendendo visibile il processo stesso. In “Ri-emergere” (2019) affiorano impronte che richiamano la tradizione. Opere come “Germogli” (2018) e “Ri-volgere” (2017) invece, mettono in relazione natura, lavoro umano e memoria dei materiali. Come osserva il curatore, «questa mostra parla di trasfigurazione della memoria»: la materia diventa il luogo in cui origine e presente si incontrano, aprendo a una narrazione fatta di sogno e immaginazione, proiettata verso un futuro possibile, oltre le tradizioni e oltre la memoria fine a sé stessa, «un’azione libera dai lacci della storia che abbraccia echi di una poesia universale dedicata al mondo».

L’opera di Chessa resta così in bilico tra reperto e forma, tra memoria e percezione. «Perché, in fondo, l’origine non è ciò che sta dietro di noi, ma ciò che continua a spingerci avanti: non memoria del cammino, ma promessa delle orme che il nostro tempo ci chiama a lasciare», conclude l’artista di Tempio. (fr. z.)

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