Marco Atzeni torna il libreria con “Nina e Tonino”, miseria e dolore umano nella Sassari dei primi del Novecento
Lo scrittore prosegue il suo percorso narrativo dopo il successo del primo libro
A due anni dalla pubblicazione del romanzo "Le due città", Marco Atzeni torna oggi in libreria con il suo nuovo e atteso lavoro, "Nina e Tonino" (edizioni Il Maestrale). Dopo il successo del primo libro – diventato un vero caso editoriale a Sassari, con 5mila copie vendute e un adattamento teatrale – lo scrittore sassarese, dipendente amministrativo della Città Metropolitana di Sassari, prosegue il suo percorso narrativo con un’opera che, pur mantenendo un forte legame con la città, sposta il baricentro su una dimensione più intima e universale.
Se nel romanzo d’esordio la Sassari di fine Ottocento era protagonista quasi assoluta, ricostruita con precisione storica e restituita come organismo vivo, in "Nina e Tonino" la città sembra arretrare leggermente sullo sfondo. Resta riconoscibile, evocata nei luoghi, nelle abitudini e nei riferimenti a fatti realmente accaduti – spesso mutuati dalla cronaca storica, recuperata dagli archivi della Nuova Sardegna – ma diventa soprattutto cornice di un racconto più umano, più doloroso, più interiore. L’ambientazione è quella della Sassari di inizio Novecento, attraversata da contrasti sociali profondi: da un lato i palazzi signorili, dall’altro le case basse, segnate dalla miseria.
Un contesto che non è solo scenografia, ma struttura portante della narrazione. Qui si muovono personaggi fragili, marginali, spesso invisibili, schiacciati da un sistema sociale rigido e spietato. Al centro del romanzo c’è una giovane donna, Nina, costretta a fare i conti con una condizione di estrema precarietà, economica e affettiva, e con una realtà familiare difficile. Accanto a lei, la figura di Tonino, fratello “diverso”, che introduce uno dei temi più delicati del libro: quello della malattia mentale, osservata non con distacco, ma con uno sguardo profondamente umano.
Atzeni costruisce così un racconto che si muove lungo una linea sottile, quella che separa la normalità dalla follia, la colpa dalla necessità, il giudizio dalla comprensione. È proprio su questo crinale che si sviluppa uno degli elementi più potenti del romanzo: la capacità di mettere in discussione categorie apparentemente solide, costringendo il lettore a interrogarsi su cosa sia davvero giusto e cosa sbagliato. La povertà non è solo uno sfondo, ma una condizione che determina scelte, comportamenti, relazioni.
È una forza che plasma le vite dei personaggi, li espone al ricatto, li rende vulnerabili. In questo senso, "Nina e Tonino" è anche un romanzo sulla mancanza di possibilità, su ciò che accade quando il margine di libertà individuale si riduce fino quasi a scomparire. Dentro questo scenario, Atzeni inserisce con misura quel tratto di mistero che già aveva caratterizzato il suo esordio. Non si tratta di un mistero costruito per sorprendere, ma di una tensione costante, sottile, che attraversa la narrazione e che spesso nasce dall’ambiguità delle situazioni e dei personaggi. Realtà e percezione tendono a sovrapporsi, i sogni si confondono con i fatti, e ciò che appare non è mai completamente affidabile.
Il risultato è un racconto che procede per accumulo emotivo, più che per colpi di scena, e che trova la sua forza nella profondità psicologica. La scrittura di Atzeni resta accessibile, ma si fa più matura, capace di sostenere temi complessi senza perdere ritmo e tensione. Resta evidente anche in questo nuovo lavoro il legame dell’autore con la ricerca storica e con le fonti locali, in particolare con la cronaca cittadina, che continua a fornire spunti e suggestioni. "Nina e Tonino" lascia al lettore una domanda aperta: quanto pesa il contesto nelle scelte di un individuo, e dove finisce davvero la responsabilità personale?
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