Dame vittoriane, picnic e bassotti: migliaia di persone invadono il Parco della Musica per la Grande Jatte
Successo per la quindicesima edizione: in un angolo della città un viaggio tra Ottocento e Novecento con spettacoli, inclusività e steampunk
Cagliari Per due giorni il Parco della Musica si è sottratto alle leggi del tempo, tornando indietro di oltre un secolo. Mentre la città continuava a scorrere nel traffico del weekend, tra autobus e telefonini accesi, nel polmone verde cagliaritano andava in scena un altro mondo: dame con cappelli piumati passeggiavano accanto al laghetto, uomini in panciotto e orologio da tasca sorseggiavano tè e migliaia di persone si concedevano il lusso raro di sognare a occhi aperti. Con le note irlandesi dei Glee’s, ieri sera, domenica 17, è calato il sipario sulla quindicesima edizione della Grande Jatte, uno degli appuntamenti più riconoscibili della primavera isolana.
Svariate migliaia di persone hanno attraversato vialetti, prati e aree sceniche trasformate in un elegante frammento di Belle Époque, tra picnic impeccabili sul prato e un’atmosfera sospesa tra Jules Verne e i primi fotogrammi del cinema muto. L’edizione di quest’anno – – organizzata come sempre da un team straordinario guidato da Claudia Cabitza, direttrice artistica dell’evento – era dedicata al tema “Modern Times”, ma non è stata soltanto una festa estetica o un omaggio nostalgico agli anni di fine Ottocento e primo Novecento. Semmai una dichiarazione d’intenti: inclusività, accessibilità e partecipazione sono infatti diventate il cuore pulsante di un festival che, a quindici anni dalla sua nascita, sembra aver raggiunto la piena maturità. Tanto è vero che la novità più apprezzata dal pubblico è stata “GrandejApp”, la guida digitale accessibile sviluppata insieme a Officina Prima Lab: mappe interattive, notifiche in tempo reale, audioguide e percorsi facilitati hanno consentito anche alle persone con disabilità di vivere pienamente l’esperienza del festival. Accanto alla tecnologia, la concretezza: mappe tattili del parco, percorsi dedicati a ciechi e ipovedenti sviluppati con Uici Cagliari e una serie di ausili che hanno trasformato l’accessibilità da slogan a pratica concreta. E proprio questa attenzione ha dato alla manifestazione un tono diverso rispetto alle edizioni precedenti.
Non solo spettacolo, ma anche riflessione sociale. Lo spazio dedicato all’associazione Arc ha riportato l’attenzione sui primi movimenti per i diritti queer nella Germania di inizio Novecento, intrecciando memoria storica e attualità in modo sorprendentemente naturale. Tra i momenti più fotografati, la mostra “Steampunk e inclusività”, realizzata con l’Accademia d’Arte di Cagliari: protesi trasformate in opere artistiche, invasi decorati come reliquie futuristiche e una fusione potente tra creatività e sensibilità sociale. Un progetto che ha attirato curiosi, artisti e famiglie, diventando uno dei simboli di questa edizione.
Ma la Grande Jatte resta anche il regno dell’immaginazione e del gioco. E il pubblico non si è fatto pregare. Sul prato centrale centinaia di persone hanno partecipato al tradizionale “Picnic sotto le stelle”, tra cestini vintage, tovaglie ricamate e lanterne soffuse. Poco distante, il “Tè con i Bassotti” organizzato dal Bassottificio ha regalato una delle scene più irresistibili del festival: decine di cagnolini elegantissimi, biscotti artigianali e tazze decorate a tema vittoriano.
Il nome di questo evento ormai diventato un classico della primavera nazionale deriva dal dipinto “Un dimanche après-midi à l’Île de la Grande Jatte”, realizzato tra il nel 1884 e il 1886 dal pittore francese Georges Seurat e conservato all’Art Institute of Chicago. Si tratta di un’opera famosissima attraverso la quale l’artista racconta alla maniera degli impressionisti un pomeriggio primaverile passato dai parigini sull’isolotto a nord ovest della Ville Lumiere. La tela è infatti un’iconografia del tempo libero trascorso dalla nuova società borghese arricchitasi grazie allo sviluppo industriale del XIX secolo.
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