La principessa di Anglona, il libro che riporta alla luce la storia dimenticata di Maria Josefa Pimentel
Il libro di Cristina Ricci racconta la vicenda con documenti e ricostruzioni
Chi l’avrebbe detto. L’Anglona si scopre terra di principi e principesse. Anzi di una sola, grande, principessa: Maria Josefa Alonso Pimentel, duchessa di Benavente, duchessa di Gandía e contessa di Oliva. Lei che dal 1767 ottenne anche il titolo di principessa di Anglona e diede inizio alla storia del piccolo principato sardo che durò fino al 1900.
A rispolverare questa parentesi storica, a cui è stata data molta più evidenza in Spagna che da queste parti, è stata Cristina Ricci, intellettuale a tutto tondo con base a Olbia. Console onoraria dei Paesi Bassi, presidente dell’Acit, guida turistica, tra le altre cose. Succede che una serie di viaggi la porta a domandarsi sull’etimologia dell’Anglona e invece si trova con un principato tra le mani. A Madrid, a poche vie dalla Plaza Mayor, legge l’indicazione per il “Giardino del principe di Anglona”. A quel punto inizia un lungo studio tra archivi storici: quelli di Cagliari, Toledo, Gandía, Madrid. Un viaggio che la porta a scrivere un libro, “Il Principato di Anglona” (Taphros editrice), appassionato resoconto documentato a disposizione di storici e ricercatori che vorranno approfondire. «Che l’Anglona fosse un principato, unico in Sardegna, è per molti una notizia impensata. Lo è stata sicuramente per me. Ha acceso la mia curiosità, mi ha spronato a indagare sui libri e nei luoghi ed è stata occasione di incontri», racconta Ricci.
La nascita del principato si deve a un’operazione diplomatica del re sabaudo Carlo Emanuele III che il 24 luglio 1767, con un Regio diploma riconosce il titolo alla principessa per legittimare i possedimenti spagnoli nell’isola degli antichi stati sardi di Oliva.
Maria Josefa Alonso Pimentel, ritratta persino da Goya, forse non mise mai piede in Sardegna, ma divenne di fatto principessa dei territori stretti tra i rilievi del Sassarese e la Gallura e che guardano al golfo dell’Asinara.
A dirla tutta, come spiega l’autrice, «anche le altre terre facenti parte del “Contado de Oliva” vennero erette a dignità superiori» e lei acquisì i titoli di duchessa del Monteacuto, marchesa del Marghine e contessa di Osilo e Coghinas. «Una delle personalità – così la descrive Cristina Ricci – più illuminate, moderne e cosmopolite del XVIII secolo in Spagna. Senza alcun dubbio, se fosse stata un uomo, avrebbe occupato un posto di rilievo nel Parnaso degli illuministi spagnoli e la sua fama avrebbe raggiunto l’Europa intera».
La successione in Anglona spettò al quarto figlio, Pedro de Alcántara Téllez Girón y Alonso Pimentel, noto in tutta Spagna proprio come “el príncipe de Anglona”. Morì nel 1851 e cedette il principato al figlio omonimo, Pedro Alcántara Téllez Girón y Fernandez de Santillán marchese di Javalquinto, che invece smise di usare quel titolo ormai in disuso, però ricordato sulla tomba, nel Pantéon Ducal della Collegiata di Osuna. Proprio lì, alle tombe dei propri principi nell’attuale Andalusia, nei giorni scorsi ha fatto visita una delegazione di sindaci dell’Anglona, a Osuna.
«Abbiamo onorato una storia unica che nel 2027 celebrerà i suoi 260 anni», così il presidente dell’Unione dei comuni dell’Anglona, Giovanni Filiziu. E prossimamente a Madrid a fianco al Parco del Capricho, costruito proprio da Maria Josefa, nascerà un museo che racconterà anche questa storia tutta sarda. La storia della principessa e dei due principi di Castelsardo, Laerru, Martis, Erula, Sedini e tutti i dodici Comuni che oggi tengono in vita l’Anglona.
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