La Nuova Sardegna

L'intervista

Adriana Pannitteri: «La mia Carrà ragazza perfetta modello per le giovani di oggi»

di Alessandro Pirina
Adriana Pannitteri: «La mia Carrà ragazza perfetta modello per le giovani di oggi»

La giornalista a Cagliari per presentare il libro dedicato alla regina della televisione

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La Raffaella Carrà showgirl, cantante, conduttrice, attrice la conosciamo tutti. I tanti filmati dell’archivio Rai - ma anche gli spettacoli superstar dei suoi anni a Canale 5 o i suoi show tra Spagna e Sudamerica - sono una conferma dell’unicità della signora della tv morta cinque anni fa a 78 anni. Ma Adriana Pannitteri, curatrice e conduttrice di Tg2 Storie, nel suo libro “Raffaella Carrà. La ragazza perfetta” edito da Morellini (che è pronto per uscire in Spagna con il sottotitolo “La chica perfecta”) è voluta andare oltre il personaggio. E domani lo racconterà a Cagliari - alle 18 al T Hotel - nell’iniziativa promossa da Isolarte e Spazio Aperto, moderata da Pamela D’Amico.

Adriana, cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
«Ai tempi avevo curato un documentario per il Tg1 su Raffaella Carrà e mi è venuta la curiosità di esplorare un personaggio che ha attraversato la storia del nostro Paese. Non è un libro che vuole omaggiare Raffaella Carrà, ma la storia di una donna che si è distinta per la sua tenacia e per l’impegno nel lavoro in una società in cui spesso si accettano compromessi e scorciatoie. Raffaella è un modello per le nuove generazioni. È una persona che ha saputo reinventarsi, nella professione come nel look, senza mai diventare ridicola».

L’ha mai incontrata?
«L’ho sfiorata, mai conosciuta. Avevo in programma una intervista, poi è arrivata la pandemia e lei si è ammalata. Mi ha molto colpito come lei ha gestito la malattia: l’ha trasformata in un fatto molto privato, perché non voleva fare soffrire i suoi fan».

Quando si parla della Carrà si pone sempre l’accento su sue due caratteristiche: generosità e professionalità.
«Era davvero così, come dico nel sottotitolo era la ragazza perfetta. Uno spirito di sacrificio unico: era la prima ad arrivare e l’ultima ad andare via».

Il suo primo ricordo di Raffaella?
«I miei genitori seduti in salone che guardano il “Tuca Tuca”. Io vedevo questa ragazza che ballava, ma ricordo anche le risatine imbarazzate dei miei genitori. C’era la sorpresa di vedere questa ragazza bella che irrompeva nella televisione. Quella è la mia prima immagine di Raffaella».

Nel suo libro, per prima, ha scritto della adozione di Gian Luca Pelloni Bulzoni, suo manager e produttore. Due anni prima dello scoop del Corriere.
«Io non lo avevo enfatizzato perché il mio non è un libro scandalistico, ma avevo ovviamente verificato la notizia con la persona interessata che non aveva dichiarato nulla. Nella parte finale faccio capire una serie di cose, pongo degli interrogativi a cui è facile dare una risposta. Ma sinceramente trovo assurdo paragonare questa storia a quella dei figli segreti di altri artisti...».

Ma ci sarà una nuova Carrà?
«No. Lo scrive anche Vincenzo Mollica nel mio libro: “chi ha tentato di imitare la Carrà è risultato patetico, lei è unica e inimitabile”. Ed è proprio così».
 

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