Andrea Bosca: «Emilio Lussu mi ha aperto la mente. Il mio sogno? Lavorare con Sean Penn»
L'attore piemontese in giuria al Figari international short film fest: «Sulle spiagge mi preparo al mio prossimo debutto teatrale»
In questi anni Andrea Bosca è stato spesso in Sardegna in tournée teatrale, l’ultima volta nei panni di Emilio Lussu. Ora l’attore piemontese è nell’isola in versione giurato al Figari international short film fest, il concorso di corti alla 16esima edizione tra le spiagge e il centro di Golfo Aranci.
Bosca, come affronta il ruolo di giurato?
«Mi piace, perché mi fa entrare in contatto con realtà nuove, fresche. Tra l’altro, in questo caso siamo una giuria di italiani che valuta progetti internazionali. È bello vedere cosa accade fuori dall’Italia e giudicare storie e anche tematiche che qui non vengono affrontate, vedere lo stato dello storytelling».
Il primo giudizio sulle opere del Figari?
«La qualità della selezione è molto alta. Diversi autori hanno un punto di vista forte su alcuni temi, apprezzo il modo in cui il racconto viene fatto. C’è la mano del regista ma non si vede. E poi è bellissimo stare qui: l’organizzazione, il posto, il pubblico, lo stare insieme. Ho anche ritrovato delle signore del mio paese che si sono trasferite qui...».
Lei ha lavorato molto anche all’estero e con l’estero: le differenze con l’Italia?
«Ci sono enormi differenze da paese a paese, soprattutto culturali. Gli americani trattano il set con una organizzazione e una tempistica che noi ci scordiamo. Ma hanno anche le possibilità. Quella loro è un’industria, noi siamo più artigianali. Ma nonostante i pochi mezzi a disposizione noi italiani siamo riusciti a fare cose complesse».
Dalla tv generalista alle piattaforme: come è cambiato il modo di lavorare?
«Sono cambiati i tempi. Allora si facevano anche quattro scene al giorno, oggi massimo una. C’è la cura del cinema. Ma negli anni scorsi c’erano confini più precisi tra cinema, tv e teatro. L’attore che recitava sembrava fare la stessa cosa, ma non era così, erano tre mondi lontani. Ora sono più vicini, per quanto rimanga un po’ di distinzione. Ma, anche in passato, non c’è mai stata grande differenza nella preparazione».
Ha lavorato con Martone, Ozpetek, Rovere, Laura Luchetti, Abel Ferrara: chi vorrebbe aggiungere all’elenco?
«Sean Penn è uno che mi ha sempre emozionato in tutto quello che fa. È un punto di riferimento artistico importante come attore, come regista e come uomo. Quando c’è lui lo osservo con grande attenzione, perché ancora oggi io subisco la fascinazione della recitazione».
Tanti suoi colleghi sono anche registi: ci ha mai pensato?
«Ci ho pensato e quando ho avuto una storia ho diretto un corto, “A tutto tondo”, che ha vinto anche un Nastro speciale. C’era quella storia lì e volevo esistesse e dunque raccontarla. Se non c’è quella esigenza lì prediligo sempre la recitazione».
Cosa è stato per lei interpretare Emilio Lussu a teatro?
«Quando Marcella Crivellenti di Bam Teatro, produzione sarda di Cagliari, mi ha proposto di leggere il suo libro lo conoscevo poco. Lussu mi ha aperto la mente sul discorso dell’intelligenza dell’essere umano, del sarcasmo nei confronti del potere che vuole legittimarsi a colpi di leggi, a colpi di Stato, costruendo armi e rendendole legali».
Il 16 luglio debutterà al MittelFest con “Bebi. Il primo amore”, sempre di Bam Teatro.
«In questi giorni sulle spiagge di Golfo Aranci sto preparando la parte. Ogni momento che vivo può essere fonte di ispirazione. Anche i film che vedo mi suggeriscono cose che possono essere di nutrimento e altre no».
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