I The Kolors in concerto in Sardegna: «Il nostro legame con l’isola è viscerale, suonare qui d’estate è il top»
Oggi la band guidata da Stash sarà a Golfo Aranci per la prima serata del festival Gamf
Ogni volta che compaiono in una piazza è un bagno di folla. Il loro nome, The Kolors, è un richiamo costante. Ecco perché il Comune di Golfo Aranci ha scelto Stash&Co. per la prima serata del Gamf, il Golfo Aranci Music Festival, che partirà proprio questa sera alle 21 in piazza Cossiga. Tre serate a ingresso gratuito - firmate dalla Cogito Communication Srl, guidata da Nello Simioli, e dalla R&G Music, diretta da Renato e Gianni Piccinnu - che oggi vedranno in scena appunto The Kolors, domani i Negramaro e domenica due autentiche icone del clubbing italiano come Mario Fargetta e Giorgio Prezioso.
Stash, oggi sarete a Golfo Aranci, un nuovo concerto in Sardegna, dove da anni siete abituati a bagni di folla. Quale è il vostro legame con l’isola?
«Il legame con la Sardegna è importante e viscerale, soprattutto con le persone che negli ultimi anni stanno veramente affollando sempre di più i nostri concerti. È sempre una gioia suonare in Sardegna per noi e, mettiamoci pure il fatto che stiamo suonando in un periodo in cui si può andare a fare anche un bel bagnetto, diventa la perfezione».
Il ricordo più bello o più insolito nei tanti concerti che avete tenuto in Sardegna?
«Non riuscirei a scegliere il momento più bello perché sono veramente tutti i momenti incredibili quelli che viviamo sul palco in Sardegna; sicuramente il concerto di quest'anno fatto in pomeridiana il giorno della Pasquetta a Porto Torres è stato particolare perché, essendo di pomeriggio, vedevamo le espressioni sui volti delle persone e ci sentivamo ancora più parte di una festa e di un momento di positività collettiva».
Sono passati 17 anni dalla nascita di The Kolors: cosa provate quando vi rivedete agli inizi?
«Riguardando le immagini dei nostri inizi e riascoltando le primissime demo si prova ovviamente un senso di tenerezza per quei tre ragazzini che hanno iniziato con il sogno di suonare davanti a migliaia di persone. Allo stesso tempo, soprattutto quando si riascoltano determinate canzoni, si percepisce una versione embrionale di quello che poi è stato il nostro percorso artistico; ci fa provare sensazioni contrastanti, però prevale il senso di tenerezza verso quei tre ragazzini».
Una volta arrivato il grande successo, avete mai avuto la paura di perderlo?
«Io penso che quando si ha una visione propria di un progetto artistico che si basa sulla genuinità e sulla ricerca di qualcosa che ancora non c'è lì fuori per avere una propria identità, non si ha il tempo di vivere nella paura. Se questa domanda si riferisce ai vari successi certificati come dischi di platino o d'oro e ai primi posti in classifica, non è per quello che facciamo musica. Non è quello il vero obiettivo, quella è una conseguenza di quello che viene molto prima. L'obiettivo viene raggiunto parecchio prima ed è quello di creare una canzone che abbia un qualcosa di diverso rispetto a quello che già c'è».
La vostra canzone dell’estate 2026 è Rolling Stones: un omaggio a Jagger&Co o un auspicio di diventare e restare come loro?
«“Rolling Stones” è una celebrazione dell'approccio rock and roll alla vita e tutti i suoi annessi, come le relazioni sentimentali, amicali e amorose. Per questo abbiamo deciso di prendere loro come riferimento emblematico di questo mood».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
