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L'intervista

Jacopo Cullin: «Bulli e bullizzati spesso convivono nella stessa persona: lo sono stato anche io»

di Alessandro Pirina
Jacopo Cullin: «Bulli e bullizzati spesso convivono nella stessa persona: lo sono stato anche io»

L'attore cagliaritano all'Andaras traveling festival con il suo cortometraggio "Prove tecniche di empatia"

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Un paio di settimane fa ha vinto il “Weshort award” al Figari international short film fest di Golfo Aranci. L’ultimo di numerosi riconoscimenti che “Prove tecniche di empatia” ha raggranellato in tutto il mondo. Ora Jacopo Cullin porta il suo cortometraggio-gioiello dedicato al bullismo all’Andaras traveling festival: la proiezione è fissata per sabato alle 21.45 a Portixeddu, Fluminimaggiore. Un festival, nato da un’idea di Marco Corrias e diretto da Joe Juanne Piras, dedicato al cinema di viaggio e che quest’anno può contare su un ricchissimo carnet di ospiti: da Adriano Giannini - atteso domani alle 19 a Iglesias - a Valeria Solarino - anche lei protagonista della serata di sabato con il corto “La solidarietà non è un reato”, realizzato con Amnesty international -, da Paolo Rossi e Caterina Gabanella con la loro masterclass sul mestiere dell’attore che terranno dal 3 al 5 luglio a Fluminimaggiore - fino appunto a Cullin.

Jacopo, come è nato il progetto di questo cortometraggio sul bullismo?
 «Il progetto è nato dalla richiesta del Comune di Sarroch. Mi è stato chiesto di andare a parlare di bullismo con alcuni adolescenti. Ma io ho pensato che sarebbe stato molto più utile parlare di bullismo attraverso un’esperienza reale, attraverso le immagini, attraverso un laboratorio di cinema».

Come è avvenuta la selezione degli attori protagonisti del film?
«Gli attori li ho scelti durante il seminario di recitazione. Ho capito le caratteristiche dei ragazzi e per selezionarli ho usato proprio la recitazione, perché ti fa letteralmente mettere nei panni di un’altra persona».

Il film si basa sulla empatia: cosa significa questa parola?
«Questa è la base dell’empatia, la base della vita in società: cercare di togliere il giudizio per capire profondamente le persone che abbiamo di fronte, soprattutto quelle più diverse da noi».

Bulli e bullizzati possono anche convivere nella stessa persona?
«Bulli e bullizzati spesso convivono nella stessa persona. Io sono stato bullo e bullizzato in giovane età. La verità è che spesso alcuni atteggiamenti feriscono e si finisce per essere bulli senza esserne consapevoli. Ecco, secondo me, molto spesso il bullo non è consapevole di ciò che può causare nella vittima, per cui l’empatia è sicuramente consapevolezza».

Girando i festival qual è stato il più bel complimento?
«Il complimento più grande mi è stato fatto da Alex Loprieno di Weshort durante la consegna del premio: “questo film ci ricorda che l’arte può guarire le ferite del passato, affrontare i traumi e migliorare la vita delle persone”. Ma anche gli occhi lucidi degli spettatori a fine proiezione mi fanno capire di aver fatto una cosa giusta e utile».

Per due stagioni al fianco di Luisa Ranieri nella serie di Rai 1 “Le indagini di Lolita Lobosco”: ci sarà una terza stagione?
«Lolita dovrebbe tornare ma non ci sono ancora date certe. Sarebbe molto bello fare un’ultima stagione per ritrovare tutto il cast e divertirci ancora».

A che punto è il primo film da regista?
«Il primo film da regista spero che arrivi molto presto. Adesso sono abbastanza sereno da poter raccontare una storia senza che possa emozionare ed essere magari utile per qualcuno, come “Prove tecniche di Empatia”».
 

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