La Nuova Sardegna

L’intervista

Maura Gancitano: «Nelle nostre giornate troviamo lo spazio per la meraviglia»

di Paolo Ardovino
Maura Gancitano: «Nelle nostre giornate troviamo lo spazio per la meraviglia»

La filosofa di Tlon ospite a Gavoi al festival “L’isola delle storie” con un ciclo di incontri

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«La meraviglia non accade se non trova spazio. Se riempi la giornata e sei costantemente impegnato, al massimo possono accaderti attorno delle cose portatrici di meraviglia, ma non te ne accorgi o peggio: ti rendono ancora più frustrato». Maura Gancitano è una filosofa, pedagogista e scrittrice. Lei e Andrea Colamedici attraverso la piattaforma Tlon si occupano di comunicazione, parità di genere, educazione sentimentale, digitale. In sintesi, di tradurre il mondo che viviamo. Per il secondo anno arrivano al festival di Gavoi, “L’isola delle storie”, con un programma nel programma. Un’appendice sugli «esercizi di meraviglia», che l’anno scorso «aveva seguito declinazioni verso la musica, la poesia, dimensioni oniriche», mentre quest’anno si legheranno alla «dimensione del tempo» e alla tecnologia che ci cambia.

Gli appuntamenti con Gancitano e Colamedici saranno alle 17.10 in piazza Sant’Antriocu da domani a domenica. Il primo ospite dei loro talk è Matteo Saudino, filosofo e ideatore di “BarbaSophia”. Sabato in dialogo con Serena Mazzini, critica dei mass media, nell’incontro “L’industria della solitudine”. Domenica appuntamento con la giornalista d’inchiesta Valentina Petrini per “Libertà e disobbedienza come vie per la meraviglia”, un dialogo su diritti, disuguaglianze e libertà di scelta. Uno spunto sarà questo: «Ci chiediamo se la meraviglia sia legata al futuro o al desiderio di tornare al passato», ragiona Gancitano, e il riferimento è all’estetica degli anni Novanta che oggi dilaga «specie tra noi Millennial».

Un altro tema è l’intelligenza artificiale «sulla quale ci sono tante inquietudini, con Andrea recupereremo la dicotomia di Umberto Eco su apocalittici e integrati». Loro, filosofi, sono osservatori. «Secondo me è giusto sia esserne spaventati che curiosi. Ma la meraviglia nasce dal contrario di quello per cui lavorano le macchine». Cita la «società della stanchezza» e quindi Byung-Chul Han, il pensatore che più di tutti oggi «ha messo il dito nella piaga e fotografato questa condizione»: una società che ci spinge sempre più «verso l’aspetto attivo della vita e ci toglie spazio alla contemplazione». E alla capacità di meravigliarsi.

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