Walter Siti: «I giovani vogliono la verità, ma la letteratura può far paura. Il rap? Madame è notevole»
Lo scrittore e critico sarà a Castelsardo per presentare un libro e per tenere un laboratorio di scrittura
Immaginare Walter Siti chino su un foglio, che scandaglia il testo di una canzone di Chadia Rodriguez, fa un certo effetto. Ma lo studioso è così, passa da Pasolini e Leopardi alla trap, con la curiosità dell’amante delle parole che applica lo stesso metodo rigoroso a prescindere.
Lo scrittore e critico letterario farà tappa a Castelsardo in occasione del festival e della summer school di “Un’isola in rete”. Il 10 luglio presenta il suo penultimo libro, “La fuga immobile” (Silvio Berlusconi editore, 2025) dove osserva i giovani; l’11 e il 12 sarà impegnato in un laboratorio di scrittura. Nel frattempo ha scritto anche un nuovo libro, “Il romanzo sotto accusa” (Rizzoli, 2026) e in autunno uscirà con un romanzo.
Che senso ha oggi occuparsi di letteratura?
«Sento da parte dei giovani un forte bisogno di verità, attraversare tutte le chiacchiere e andare verso ciò che è autentico. Lì la letteratura può aiutare. Nei laboratori di scrittura sento ragazzi dire “Non voglio fare uno di quei libri che vanno adesso”. C’è come una stanchezza per la letteratura di consumo. Dall’altra parte, però, ho l’impressione che quella che io considero “vera” non stia passando un periodo buono».
Perché?
«Viene rifiutata l’idea che ti possa trascinare in posti che non approvi. Si è portati a pensare che la letteratura possa aiutare, molti parlano di “romanzoterapia”. Ora, è vero, ma non è detto che le cose che salgono in superficie siano tutte belle. Sento come se ci fosse una polizia che vuole che la letteratura non passi certi limiti. Una lotta tra il bisogno di chiedere verità e la paura che la letteratura poi te la dia davvero».
Sui social i luoghi dove si parla di scrittori e scrittrici ci sono, certo, ma non sembrano tutti dei trend?
«Bisognerebbe guardare marxianamente le condizioni della produzione: anche le case editrici devono trovare libri che vendono. Ho l’impressione che i talent scout spesso ascoltino i tiktoker per scoprire scrittori e scrittrici che abbiano già un grande numero di follower e possano assicurare quelle diecimila copie di partenza. È come se le case editrici incoraggiassero questo livello di superficialità».
Tra personalità dei social e uso dell’Ai sembra diventato incredibilmente facile scrivere un libro.
«Alcune case editrici ho paura che possano pensare che certi libri di consumo si possano fare mettendo insieme un esperto di intelligenza artificiale e un paio di editor. Senza neanche più il problema di avere uno scrittore che rompa le palle».
Lei come si orienta?
«Mi reputo un buon lettore, eppure mi trovo invaso da centinaia di nomi e ne conosco la metà. C’è da osservare che non esiste neanche più la letteratura nazionale. La mondializzazione del settore ha portato a un proliferare non più contenibile di nomi. E vengono presentati come autori che hanno già venduto milioni di copie, “ma come, non hai letto questa giapponese importantissima?”. Una folla talmente gigantesca che in libreria sei un asino in mezzo ai sonagli».
È un cortocircuito: c’è fame di letteratura, ma non c’è vera letteratura in giro.
«Si sono persi i criteri di valore: un libro come lo giudichiamo oggi? Se mi ha cambiato la vita, se mi ha fatto piangere, insomma secondo criteri emotivi. Non si seguono più dei critici letterari che, con la loro recensione, possono orientare un pubblico di lettori. Oggi tutto si risolve con le interviste e lì più l’autore è pittoresco, più funziona.
Per lei c’è speranza nella musica. Ha analizzato alcuni esponenti di rap e trap e pare che riprendano stili e temi della poesia, è così?
«Sì, nell’ultimo libro ho commentato i testi di dieci artisti. Da Massimo Pericolo a Madame, Gemitaiz, Chadia Rodriguez. Li ho trattati esclusivamente dal punto di vista letterario».
E chi le piace di più?
«Madame mi sembra notevole. Un testo di Rancore è molto bello, si chiama “X agosto 2046” e all’interno dei versi viene ripresa la poesia “X agosto” di Pascoli».
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