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L’annuncio

Bryan Johnson, “l’uomo che vuole vivere per sempre”, ha una malattia rara: «Il mio stomaco si sta autodistruggendo»

Bryan Johnson, “l’uomo che vuole vivere per sempre”, ha una malattia rara: «Il mio stomaco si sta autodistruggendo»

La patologia riguarderebbe circa il 2% della popolazione mondiale

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Brian Johnson, l'imprenditore americano noto per i suoi investimenti milionari nella ricerca della longevità, ha annunciato di essere affetto da una malattia autoimmune incurabile che provoca l'autodistruzione dello stomaco. La sua storia è stata raccontata anche nel documentario Netflix Don't Die: l'uomo che vuole vivere per sempre, dedicato ai suoi tentativi di rallentare l'invecchiamento. Ad annunciarlo è stato lo stesso Johnson sui social, spiegando di voler «cercare di risolvere il problema», pur trattandosi di una patologia che, secondo quanto riferito, interessa il 2-5% della popolazione.

L’inizio del processo secondo lui

Il 48enne ha raccontato che la sua attenzione alla salute è arrivata dopo un passato molto diverso, segnato da un'alimentazione ricca di fast food e bevande zuccherate, oltre a periodi di forte stress, aumento di peso e depressione cronica. Secondo Johnson, proprio in quegli anni si sarebbe sviluppato un processo autoimmune che ha colpito la tiroide e la mucosa gastrica, causando la gastrite autoimmune (AIG). «La medicina tradizionale ammette la sconfitta, affermando che non si può fare altro che gestire la condizione», ha dichiarato. Johnson ha spiegato di non sapere di soffrire della malattia, nonostante, a suo dire, stesse già provocando carenze nutrizionali, anemia e un aumento del rischio di cancro.

Il quadro clinico

La sua storia clinica era iniziata a 21 anni con la diagnosi di ipotiroidismo, trattato con levotiroxina e Armour Thyroid. Solo in seguito ha collegato alcuni segnali, come i bassi livelli di ferritina in assenza di anemia, ai primi indizi della gastrite autoimmune. Poiché i valori del ferro continuavano a restare bassi nonostante gli integratori, i medici hanno avviato ulteriori accertamenti. Una colonscopia ha escluso un tumore al colon, mentre gli esami del sangue hanno evidenziato livelli elevati di anticorpi anti-cellule parietali, compatibili con la gastrite autoimmune. La conferma è arrivata dalle biopsie gastriche, che hanno mostrato un iniziale indebolimento della mucosa dello stomaco. Johnson ha spiegato che la carenza di ferro, la tiroidite autoimmune e la gastrite autoimmune erano strettamente collegate, rendendo più complessa la gestione della patologia. Sebbene non esista una cura definitiva, la malattia può essere trattata con iniezioni di vitamina B12 o infusioni di ferro

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