Al Diving Capo Caccia immersioni inclusive nella baia di Tramariglio
Giandomenico Cinciarella: «Stiamo lavorando per permettere a persone con disabilità di poter fare altre esperienze in mare»
Fino a un anno fa il punto di riferimento era la Marina di Porto Conte nella baia di Alghero. Da lì partivano le immersioni, da lì prendeva forma un progetto che aveva fatto della subacquea adattata uno dei suoi tratti distintivi. Oggi quel percorso si è spostato di qualche chilometro, nel cuore dell'Area marina protetta, nella spiaggia di Tramariglio, nel Diving “Capo Caccia”. Ma non si tratta soltanto di un cambio di sede. È un'evoluzione. Perché qui il mare non è più soltanto il luogo in cui immergersi. È diventato uno spazio da vivere, condividere e formarsi. Anche per chi convive con una disabilità. «Il mare viene considerato un bene libero, a disposizione di tutti – racconta Giandomenico Cinciarella, anima dell'associazione Bubble Zone e da anni impegnato con Hsa Italia nella subacquea per persone con disabilità – ma siamo sicuri che sia davvero così?».
La risposta è il progetto che oggi sta prendendo forma a Tramariglio, nato dall'incontro tra il lavoro portato avanti da Bubble Zone e l'esperienza di Alchimete, realtà già presente nella baia. Due percorsi diversi che si sono uniti attorno a un obiettivo comune: rendere il mare accessibile davvero. «Stiamo lavorando da mesi per permettere a persone disabili di poter fare altre esperienze in mare oltre l’immersione, in totale sicurezza», sottolinea Giandomenico. Negli anni passati il suo lavoro e del suo team si era concentrato soprattutto sulla subacquea adattata, accompagnando decine di persone con gravi disabilità motorie alla scoperta dei fondali della zona. Oggi quell'esperienza diventa la base per costruire qualcosa di più ampio. Sono allo studio interventi per migliorare l'accessibilità dell'arenile, con passerelle e strutture che consentano una fruizione più semplice degli spazi e dei servizi.
«La valorizzazione di questo luogo passa proprio dalla possibilità di aprirlo a tutti – spiega Cinciarella –. Ci capita continuamente di ricevere telefonate da persone che chiedono semplicemente di poter fare un bagno. Per molti sembra una cosa scontata, ma non lo è. Noi stiamo cercando di costruire le condizioni perché questo diventi facile, normale, per tutti e tutte».
In questo percorso c'è anche un cambiamento culturale che Giandomenico considera fondamentale: Alla Marina di Porto Conte il progetto era poco “visibile”, frequentato soprattutto dagli appassionati e dagli addetti ai lavori. Qui, invece, è sotto gli occhi di tutti: «Le persone vedono ciò che facciamo – spiega – Vedono ragazzi e ragazze con disabilità entrare in acqua, partecipare alle attività, vivere la spiaggia. E questo contribuisce a cambiare lo sguardo della comunità». I primi risultati sono già visibili. Nelle ultime settimane il team ha avviato un percorso di avvicinamento al mare dedicato anche a persone con sindrome di Down. Un lavoro costruito lentamente, creando fiducia e rispettando tempi e sensibilità personali come approccio per conoscere questo elemento, non averne paura e magari un giorno godere della bellezza dei suoi fondali. Il team guidato da Giandomenico maneggia con grande cura storie diverse, legate da fragilità condivise: «Il nostro impegno – conclude – non è adattare le persone ai limiti dell'ambiente, ma trasformare l'ambiente affinché possa accogliere queste persone come è giusto che sia».
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