L’isola del naturismo: escursioni e spiagge un modello vincente
Sergio Cossu: «La nudità non è più solo tollerata, è diventata un progetto culturale e turistico»
Sul sentiero del Monte Timidone, nel cuore del Parco naturale regionale di Porto Conte, una guida ambientale accompagna un gruppo di escursionisti alla scoperta della macchia mediterranea. Alcuni indossano scarponi, pantaloncini e zaino. Altri scelgono di vivere il percorso completamente nudi. La guida resta vestita, il gruppo procede insieme, si parla di geologia, biodiversità e paesaggio. Dopo pochi minuti nessuno fa più caso ai corpi. La nudità diventa semplicemente una condizione, una scelta di libertà, non più il centro dell'attenzione.
È successo durante l’ultima edizione del Festival L’Isola Nuda, organizzato dal Teatro d'Inverno ed è forse questa l'immagine che meglio racconta ciò che sta accadendo in Sardegna. Perché il cosiddetto naturismo, nell'isola, non è più soltanto una pratica da spiaggia, ma un progetto culturale, turistico, economico e sociale che coinvolge amministrazioni, parchi naturali, operatori economici, associazioni e collettività.
Un modello unico in Italia che guarda all'Europa e che punta a trasformare la Sardegna in una destinazione internazionale per il turismo nudista. Il percorso comincia nel 2017, quando la Regione Sardegna inserisce, all'interno della legge sul turismo, uno specifico articolo dedicato al turismo naturista. L'articolo 36 riconosce ufficialmente questo segmento turistico e invita i Comuni a individuare aree dedicate, prevedendo anche un'adeguata segnaletica.
«Abbiamo avuto la fortuna di lavorare direttamente alla stesura di quell'articolo», racconta Sergio Cossu, tra i fondatori del modello sardo oggi confluito nel Progetto Nudiverso. «La sorpresa più grande è stata vedere quanto il territorio abbia risposto positivamente», sottolinea Cossu. Da allora la Sardegna è diventata la regione italiana con il maggior numero di spiagge autorizzate alla pratica della nudità: Porto Ferro (Sassari), Baia delle Ninfe (Alghero), Is Benas (San Vero Milis), Piscinas (Arbus), Feraxi (Muravera), Sa Marina (Bari Sardo), Punta Santa Vittoria (Pula), Is Canaleddus e Terra Mala (Quartu Sant'Elena), alle quali si aggiunge Monti Russu, ad Aglientu, dove il percorso autorizzativo è in corso.
Ma il vero elemento innovativo è il fatto che diversi Comuni abbiano scelto di inserirle nei Piani di utilizzo dei litorali, gli strumenti urbanistici che pianificano le destinazioni d'uso delle coste. Una scelta che supera la semplice delibera comunale e riconosce le spiagge nudiste come componente stabile della pianificazione territoriale.
«È probabilmente l'aspetto più rivoluzionario del modello sardo», osserva Cossu perchè «La nudità non viene “tollerata”, ma entra nella programmazione urbanistica del territorio». «Abbiamo trovato uomini e donne delle amministrazioni pubbliche - prosegue - interessati soprattutto a comprendere il fenomeno. Molti hanno inserito nelle motivazioni delle delibere non soltanto gli aspetti economici, ma anche quelli culturali e sociali».
La posta in gioco, naturalmente, è anche economica. Secondo le stime richiamate dal progetto, in Europa il turismo naturista interessa circa 20 milioni di persone, un bacino che supera i 50 milioni considerando anche i Paesi anglofoni come Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Australia. Si tratta di un turismo caratterizzato da una forte propensione al viaggio, da permanenze mediamente lunghe e da una particolare attenzione all'ambiente e alla qualità dei servizi. Per la Sardegna rappresenta soprattutto un'opportunità di destagionalizzazione.
Le spiagge, infatti, vengono frequentate ben oltre i mesi estivi, così come le attività di trekking, le esperienze nella natura e gli eventi culturali. Per questo il progetto punta a costruire una rete regionale di operatori "nudity friendly", strutture ricettive, servizi e itinerari, coinvolgendo Regione, Comuni, Camere di commercio e associazioni di categoria. Intorno alle spiagge autorizzate, nel frattempo, è nato un fenomeno spontaneo: gruppi di persone si occupano della pulizia degli arenili, della manutenzione della segnaletica, dell'accoglienza dei nuovi frequentatori, dell'assistenza alle persone con disabilità e della collaborazione con polizia locale, corpo forestale, barracelli, capitaneria di porto e protezione civile. Un modo diverso di vivere la spiaggia, basato sulla responsabilità condivisa e sulla cura del territorio. Uno degli aspetti più innovativi riguarda la collaborazione con il sistema delle aree naturali protette. Dopo la sperimentazione fatta durante l'ultima edizione del festival L'Isola Nuda, L'obiettivo ora è ancora più ambizioso: arrivare alla realizzazione dei primi sentieri naturisti ufficialmente riconosciuti all'interno di un'area protetta italiana. Un progetto che potrebbe fare scuola nel resto del Paese.
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