La Nuova Sardegna

L’intervista

Giorgio Panariello: «Imitavo gli spettacoli di Benito Urgu, la mia gavetta è stata in Sardegna»

di Alessandro Pirina
Giorgio Panariello: «Imitavo gli spettacoli di Benito Urgu, la mia gavetta è stata in Sardegna»

L’attore e showman racconta i suoi inizi: «Per due anni abitavo a Oristano. Ho fatto tutte le feste dei santi, da Ollolai a Fonni e Mamoiada». E annuncia il suo sbarco a Canale 5

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La Sardegna fa parte da sempre della sua vita. Il militare a Iglesias, gli spettacoli nelle piazze, gli show del sabato Rai da Cagliari. Ora Giorgio Panariello torna nell’isola con il suo show dal vivo, “E se domani...”. Uno spettacolo in cui l’attore e showman toscano viene ricatapultato al giorno d’oggi dopo essere stato scelto per andare a scoprire cosa ci riserva il futuro di cui tanto si parla. Sarà il pubblico di Alghero, il 3 agosto all’anfiteatro Ivan Graziani, a farsi raccontare cosa ha visto nel mondo di domani.

Panariello, non sveliamo lo spettacolo, ma può dirci se il futuro in cui è stato è migliore o peggiore del presente?

«Mi è sembrato migliore. Ma quel futuro è più prossimo di quanto pensiamo. E poi parlare di futuro ci permette di bypassare il presente, che - diciamoci la verità - è abbastanza impresentabile. Se dovessi fare uno spettacolo che va nel passato non saprei come raccontare il momento che stiamo vivendo».

Lei è abituato al grande palcoscenico della tv: cosa rappresenta il palcoscenico dei teatri, delle arene, delle piazze?

«La meraviglia umana. Faccio la tv, perché è quello che so fare, ma alla fine anche lì porto quello che faccio in teatro. Il mio è sempre uno spettacolo dal vivo, con il pubblico, il palco. Come se lavorassi in un teatro ma ci sono le telecamere. Ma la tv è una brutta bestia da gestire: gli ascolti, lo share, tutta quella roba che non ti fa dormire. A teatro non è così. E tra l’altro, mentre la tecnologia riuscirà a entrare nel cinema, lo spettacolo dal vivo continuerà a esistere, perché la gente vuole esserci, partecipare, ridere se ne ha voglia».

Lei ha fatto la gavetta: che effetto le fa vedere comici che in pochi giorni raggiungono milioni di follower?

«Ammetto che all’inizio mi ha dato un po’ fastidio. Quando tu sei uno che ha quasi 40 anni di spettacolo e vedi che un altro riesce a ottenere quello che hai ottenuto tu con un talent un po’ ti rode. Ma poi ti rendi conto che quello è un altro mondo. Lo spettacolo è cambiato, sono cambiati il pubblico, la comunicazione. Quando vedi Bad Bunny che porta 80mila persone allo stadio ti chiedi come fosse possibile che per Andrea Parodi ne andassero magari 2mila. È talmente incomprensibile che ti arrendi».

All’inizio della sua carriera in Sardegna era di casa.

«Ho vissuto a Oristano per due anni. Arrivavo a maggio e restavo fino a ottobre. Mi sono fatto tutte le feste di tutti i santi: Ollolai, Fonni, Mamoiada, Arzachena, Iglesias, Santa Giusta. Arrivava il camion e il rimorchio diventata il palco».

È vero che si è ispirato a Benito Urgu? Lui così racconta…

«Ha ragione. Quando sono arrivato in Sardegna il primo giorno il mio agente Salvatore Corona mi disse: vuoi venire a vedere uno spettacolo di Benito Urgu? Non sapevo neanche chi fosse. Quel giorno fece “Un giorno in pretura”. Finito lo spettacolo Benito mi portò alla sua auto, aprì il portabagagli e mi regalò le sue cassette. Ai tempi io facevo le imitazioni, ma avevo anche i miei personaggi che facevo al bar con gli amici. Ma non mi azzardavo a fare uno spettacolo. Non pensavo fosse possibile. Ma dopo che vidi Benito decisi di farlo anche io. Si chiamava “La legge è ovale per tutti”, che era più o meno un copia e incolla dello show di Benito».

È stato per anni il re del sabato sera di Rai 1: ha duettato con i più grandi. L’incontro o gli incontri più emozionanti?

«Peter Falk, il mitico ispettore Colombo di cui ero un grandissimo fan, che venne in trasmissione con il suo impermeabile originale. E poi Renato Zero, di cui avevo fatto sempre l’imitazione: averlo come ospite fu una cosa enorme. Una volta ad Ancona la stessa sera ebbi Renato, Vasco, Ramazzotti, Anastacia, Bocelli. Oggi con un cast del genere ci fai un Sanremo».

Addio Rai, è passato a Canale 5: come l’ha presa Carlo Conti?

«Siamo talmente amici che è stato il primo a saperlo. E comunque a “Tale e quale” ci sarà Siani, mica l’ultimo arrivato».

Nel futuro un nuovo show con Conti e Pieraccioni?

«L’esperienza precedente è stata t bella, divertente, ci ha uniti ancora di più. Di rifarla se ne parla sempre, ma non so a che età. Magari a 80 anni si ritorna a fare lo spettacolo insieme».

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