La Nuova Sardegna

L’intervista

Fiorella Mannoia: «Fabrizio e Ivano, unici e attuali: riporto le loro voci nel presente»

di Alessandro Pirina
Fiorella Mannoia: «Fabrizio e Ivano, unici e attuali: riporto le loro voci nel presente»

La grande artista in concerto a Santa Margherita di Pula e Alghero con il concerto-tributo ad “Anime salve” di De André e Fossati

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Fiorella Mannoia arriva in Sardegna. O meglio, ritorna. L’isola è da sempre una tappa immancabile delle tournée della cantante romana. Fin dai primi Sanremo, con la sua voce intensa, quasi magica, ha regalato al pubblico concerti memorabili. Questa volta, però, il tour è diverso. Fiorella Mannoia porta infatti nell’isola un nuovo progetto, “Fiorella canta Fabrizio e Ivano – Anime Salve”. Un viaggio potente e intenso in cui l’artista, con la sua inconfondibile sensibilità interpretativa, attraversa i brani più celebri e amati di Fabrizio De André e Ivano Fossati, figure fondamentali del suo percorso artistico, in occasione dei trent’anni di Anime Salve, album pietra miliare e ultimo testamento creativo di Faber, realizzato insieme a Fossati. Due le tappe in programma: sabato al Forte Arena di Santa Margherita di Pula e domenica all’Anfiteatro Ivan Graziani di Alghero, nell’ambito dell’Alguer Summer Festival.

Come è nata l’idea di dedicare un intero tour a Fabrizio De André e Ivano Fossati?

«Fabrizio e Ivano sono state due figure fondamentali per me, sia nella carriera artistica sia nella mia vita privata. La ricorrenza dei trent’anni di un album unico e irripetibile è stata l’occasione perfetta per rendere loro omaggio: un disco in cui due mari si incontrano senza mai sovrastarsi. Le parole dirette di Fabrizio e la visione da musicista di Ivano si sono intrecciate e fuse in un equilibrio perfetto, conservando la traccia inconfondibile della mano di ciascuno».

Lei ha conosciuto e lavorato con entrambi. Qual è il ricordo più prezioso che conserva di De André e quale di Fossati sia sul piano artistico che umano?

«Ho tanti ricordi con Fabrizio e con Ivano, li custodisco tutti con me: dai Sanremo commentati insieme, agli incontri sotto il palco. Racconto spesso il momento in cui ho dovuto dire, perché per me era una vera esigenza, a Fabrizio che mi ha cambiato la vita. Eravamo nel backstage di un concerto di Ivano, ringrazio che fosse tutto buio così non ha potuto vedere la mia emozione».

Se dovesse scegliere una sola canzone di De André e una di Fossati che sente più vicine alla sua sensibilità di oggi, quali sarebbero e perché?

«Le canzoni di De André e Fossati parlano di emarginazione, diritti, guerre e libertà. Ha l’impressione che oggi quei testi siano addirittura più attuali di quando sono stati scritti? Sono molte le canzoni che consiglierei di ascoltare, soprattutto ai giovani che potrebbero e dovrebbero scoprire la grandezza di questi due artisti. A partire proprio da questo album che racchiude temi sorprendentemente attuali e parole che oggi suonano quasi rivoluzionarie. Canzoni simili non si scrivono più, perché è cambiata la musica. Spero di poter incuriosire e magari stimolare un pensiero riportando le loro voci nel presente».

Ha raccontato che De André l’ha “folgorata” fin da giovanissima e che con Fossati è nato un lungo sodalizio artistico. C’è qualcosa che ancora oggi le insegnano, ogni volta che interpreta le loro canzoni?

«Ogni volta che canto le loro canzoni scopro un significato nuovo, una sfumatura che non avevo colto e mi sorprende quanto siano ancora attuali. Alla fine del concerto sulle note di Anime Salve ricordo che se esistono ancora persone capaci di emozionarsi, provare empatia e commuoversi per canzoni come queste, allora sì: siamo Anime Salve».

In questo spettacolo il pubblico ritrova brani amatissimi, ma anche nuove letture musicali. Quanto è difficile reinterpretare due giganti della canzone d’autore senza tradirne lo spirito?

«Il lavoro dell’interprete è molto complesso: proprio come un traduttore devi essere capace di non tradire l’intenzione e il messaggio che l’autore ha voluto dare alla sua opera. Di questo ruolo io sono orgogliosa e cerco di svolgerlo nel modo più fedele e rigoroso possibile. Poi inevitabilmente arriva l’emozione del pubblico che mi attraversa e sorprende, ed è in quel contatto vivo durante il concerto che ogni brano assume vesti nuove».

Dopo il Festival di Sanremo con “Mariposa”, il pubblico continua a chiederle di tornare all’Ariston. È un’ipotesi che prenderebbe nuovamente in considerazione se arrivasse la canzone giusta?

«Io non parto mai con un no, mi piace mettermi in gioco. Se arriverà la canzone giusta, perché no. Ora mi concentro sul mio tour, che proseguirà anche nei teatri questo autunno».

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