A Poltu Quatu Jerry Calà non è solo di casa: Poltu Quatu è ormai casa sua da quasi quarant’anni. E anche questa estate ha voluto dedicare una serata al suo pubblico, trasversale a più generazioni. Venerdì 14 agosto il concerto-show “Una vita da libidine”, prodotto in esclusiva dalla The Best Organization, farà tappa per il secondo anno consecutivo proprio nella piazzetta di Poltu Quatu. Una serata-evento in cui l’attore veronese - ma nato a Catania - ripercorrerà i momenti salienti della sua vita e della sua carriera, affiancato dalla JerrySuperBand, ovvero Sabino Barone, Hermes Locatelli e Stefano Ciriani. Jerry, ha definito Poltu Quatu “il suo posto del cuore”.
Che cosa ha questo angolo di Sardegna che negli anni è riuscito a conquistarla così profondamente?
«Io credo che Poltu Quatu sia un posto unico anche dal punto di vista morfologico. Questo fiordo improvviso che poi si apre su un villaggio tutto bianco, con negozi, ristoranti, alberghi e senza auto, è qualcosa di unico e meraviglioso. L’ho visto cambiare, evolversi, fino a quest’ultima ristrutturazione del Fondo Castello. E poi c’è l’aspetto personale, affettivo...».
Racconti...
«Io sono arrivato qui alla fine degli anni Ottanta, era tutto diverso. Ricordo che mi chiamò Christian De Sica e mi disse che c’era questo posto nuovo: ci hanno invitati, stanno iniziando adesso. Era un periodo un po’ di stanca dal cinema e ci fermammo per le vacanze. Per animare il villaggio ci inventammo anche un concorso di miss e lì nacque il sodalizio con la famiglia Pulcini, che portò a tante altre collaborazioni».
Poltu Quatu diventò il regno del suo amico Umberto Smaila.
«Pochi sanno che fui io a portarlo, lo strappai al Bagaglino di Liscia di Vacca. Con lo Smaila’s iniziò una grande avventura, Poltu Quatu è diventata casa: mio figlio è cresciuto qui».
Lo Smaila’s è il simbolo di un’epoca, di una Sardegna che non c’è più: che ricordo ha?
«Un periodo meraviglioso. Su quel palco ho visto salire chiunque: Zucchero, Paolo Villaggio, Alberto Tomba, Fabio Testi, Marcella Bella, Barbara D’Urso... Era veramente il centro dell’estate sarda. Poi, quando dopo 18 anni Umberto ha deciso di spostarsi, fu proposto a me di fare un locale e misi su il Vita Smeralda. Tre bellissime stagioni, anche se un po’ faticoso...».
E ora, per il secondo anno di fila, torna a Poltu Quatu con il suo show.
«Per me qui ha un valore diverso, non è come dalle altre parti. Da maggio a ottobre sto portando in giro una tournée per tutta l’Italia, ma qui in Sardegna vengo in vacanza e ho voluto fare una sola data, appunto a Poltu Quatu».
La sua prima volta in Sardegna risale agli anni Settanta.
«Era veramente un’altra cosa. Un posto chic ma minimal. Chi aveva la casa qui girava in Renault 4. Si usciva con la torcia per andare nei ristoranti sulla spiaggia. Al Sottovento c’erano le canne. Era un altro modo, nulla a che vedere con la corsa all’apparire di oggi, che non c’è solo in Sardegna. Oggi tutte le località di vacanza non sono più luoghi di relax, ma di esposizione del proprio status quo, di business, di relazioni».
In “Vita Smeralda” lei ha raccontato la Costa dei primi anni Duemila: oggi è cambiata rispetto a vent’anni fa?
«È ancora quella, con qualche esagerazione in più dal punto di vista del voler apparire. Ai tempi non c’erano ancora i social che amplificano. Ma vedo anche tanta gente che si fa le vacanze in modo tranquillo. Io vengo qui perché è un posto meraviglioso. Non faccio vita mondana, prendo il gommone e vado a Caprera, La Maddalena, Lavezzi».
Negli anni Ottanta e Novanta vi ritrovavate tutti qui: lei, Smaila, Teocoli, Alba Parietti, la D’Urso e tantissimi altri. Chi è rimasto di voi?
«Non ho più incontrato tanta gente di quell’epoca. Degli amici di quel periodo sono l’unico che è rimasto affezionato. Anche Umberto ha continuato a venire, ma gli altri non li ho più incrociati. O magari non li vedo io». Un ricordo di quell’epoca? «Una serata con Marta Marzotto al Pepero. Con lei era sempre festa e mi voleva un gran bene».