La Nuova Sardegna

L’intervista

Caterina Murino: «Medea è un faro sugli infanticidi: la colpa non è solo delle madri»

di Alessandro Pirina
Caterina Murino: «Medea è un faro sugli infanticidi: la colpa non è solo delle madri»

L’attrice cagliaritana tiene a battesimo il Quartu Cultura Festival e parla della sua estate nell’isola tra Carloforte, Erula, Tortolì e Olbia

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Caterina Murino tiene a battesimo la seconda edizione del Quartu Cultura Festival. Domani, 27 agosto, alle 21al Parco di Molentargius l’attrice cagliaritana sarà in scena con un intenso ritratto di “Medea”, scritto dal regista Orlando Forioso e prodotto dal Teatro di Bastia. Circondata sulla scena, attraverso i video, dai sei cantanti di A Filetta, tra i gruppi corali a cappella più raffinati del Mediterraneo, lo spettacolo recupera l’idea antica della scrittura e della messa in scena della tragedia come insieme di parole e musica, salmodia, canto e danza.

Caterina, quanta attualità c’è nella figura di Medea?

«Come tutti i classici greci, anche Medea è estremamente attuale. Tutto ciò che è bello o brutto dell’umanità è stato scritto dagli antichi Greci. Ancora oggi, purtroppo, continuano gli infanticidi e questo è il punto principale del progetto di Orlando Forioso. Noi, ovviamente, non vogliamo giustificare, ma vogliamo accendere una luce. Quando c’è disagio in una famiglia ci sono tante lampadine che si accendono, tanti elementi che dovrebbero mettere in allerta le persone che stanno attorno a chi vive quel disagio».

Di recente le cronache hanno raccontato la tragedia di Beatrice, 2 anni, morta per i maltrattamenti subiti da parte della madre e del compagno.

«La piccola Beatrice non è stata uccisa in un giorno: la sua morte è avvenuta lentamente e tante lampadine si erano sicuramente accese attorno a questa storia. La colpa non è solo della follia di una madre e del suo compagno, ma anche di chi le stava attorno. Non è possibile che nessuno avesse visto. In Medea ci sono tanti elementi che rimandano all’attualità».

Quanto è cambiato il suo sguardo su Medea rispetto a quando l’aveva affrontata per la prima volta a teatro?

«Sono passati 12 anni da quando il Teatro di Bastia mi chiese di metterla in scena per la prima volta. Poi l’ho rifatta cinque anni fa. Questo spettacolo è una ricostruzione completamente nuova. Sono 15 monologhi in un unico monologo, io sono l’unica parlante. Rispetto a 12 anni fa sono cresciuta io come donna. Da madre forse vado a riempire dei buchi che avevo lasciato liberi. Forse mi sto difendendo, forse sto cercando me stessa come madre. Di sicuro 12 anni fa mi sentivo più libera e avevo meno paura. E mi sto un po’ proteggendo, e questo, come attrice, non va bene».

Dopo tanti anni di cinema, tv e produzioni internazionali, cosa continua a darle il teatro?

«La paura. Ogni volta che devo salire su un palcoscenico mi chiedo: “Ma chi me lo fa fare?”. Starei così bene nella protezione del cinema... Ma alla fine prevalgono sempre l’adrenalina e un po’ di follia».

Questa estate è molto presente nell’isola, tra teatro, incontri ed eventi, da Erula alla Pastorale, da Carloforte fino a Quartu. Che Sardegna sta ritrovando?

«La nostra terra è così ricca e lo dimostra la diversità di tutte queste cose fatte questa estate. Dalla mostra di Carloforte per aiutare i volontari delle colie feline ai costumi meravigliosi che Erula ha ricostruito. E poi a Tortolì l’incontro con Gianfranco Matteoli e Maria Giovanna Cherchi: tre mondi lontani della nostra Sardegna riuniti grazie a monsignor Mura. Li ho sentiti tutti come doni: un’energia che mi porterò dietro per qualche mese, fino a quando ritornerò nell’isola».

C’è poi il suo rapporto con la Lida di Olbia. Che cosa significa per lei dedicare tempo e visibilità a chi si occupa ogni giorno degli animali abbandonati?

«La Lida, come tutti i volontari della Sardegna che si occupano di animali abbandonati, fa un lavoro enorme. Il nostro è un rapporto che dura da anni. Tre giorni fa ho fatto anche le bomboniere del battesimo di mio figlio con una donazione alla Lida. Ogni volta che porto via un cane o un gatto penso agli altri 800 che stanno dentro. Mi piacerebbe avere 3 mila amici che adottano...».

Sul fronte professionale a quali progetti sta lavorando?

«Ora esce in Francia “The Opera” di Davide Livermore. Poi arriveranno al cinema altri due film: uno diretto da Alexandre Arcady e uno di Pierre-Ange Carlotti con Guillaume Canet. E ancora, ho finito di girare la serie di Martin Scorsese, “The Saints”, dove sono la migliore amica di San Valentino. E infine c’è un lavoro importante in Italia».

Nel 2023 è stata la madrina della Mostra del Cinema di Venezia. Che cosa è rimasto di quell’esperienza e con quale curiosità guarda oggi alla prossima Mostra?

«Venezia è stato un regalo immenso. Sarò grata per sempre ad Alberto Barbera. Sono sicura che ci saranno anche quest’anno film meravigliosi, che spero di recuperare. Da un anno a questa parte non ho molto tempo per andare al cinema...».

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