La Nuova Sardegna

L’intervista

Daniela Lucangeli e le emozioni: una viaggio alla ricerca del nostro sentire profondo – L’appuntamento

Daniela Lucangeli e le emozioni: una viaggio alla ricerca del nostro sentire profondo – L’appuntamento

La lectio fa parte del calendario dell’Alguer Summer Festival

3 MINUTI DI LETTURA





Il viaggio sarà alla scoperta del nostro sentire profondo. A condurlo sarà Daniela Lucangeli, professoressa ordinaria in psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università di Padova. Lucangeli permetterà di capire quanto psyché, corpo, cuore e memorie siano profondamente connessi e facciano parte dello stesso flusso di vita. L’appuntamento fa parte del calendario dell’Alguer Summer Festival nell’ambito della rassegna Frequenze ed è fissato per stasera 27 agosto alle 21.30 con la lectio “Tu chiamale se vuoi... siamo elaboratori sentimentali” durante la quale la docente metterà la scienza al servizio degli ascoltatori. Il luogo è il Lo Quarter di Alghero. La parola chiave è “sentire”. 

Professoressa, la sua lezione è un vero e proprio viaggio. Dove ci condurrà?

«Ad ascoltarci. Il percorso dovrà portarci ad ascoltare noi stessi, a parlarci con verità. E sono solo le emozioni che ci permettono di portare fuori ciò che abbiamo dentro, in grado di darci quella verità».

In che senso?

«Noi abbiamo un cervello antico. L’espressione chiave è “io sento”, non “io penso”. Io sento paura. Il mio cervello mi sta dicendo che devo scappare. A quell’avviso io rispondo. Io vorrei riportare le persone a riconoscere quei segnali. Anche perché se ho ansia e non risolvo, sarà il corpo che inizierà ad urlare. E lo farà per esempio con l’attacco di panico. Ma non solo, anche attraverso altri tipi di stress quotidiani».

Perché non siamo più in grado di ascoltare questi segnali?

«Perché abbiamo sottostimato i processi neurali dei sentimenti. La scienza è stata la prima a farlo. Ma ora il dualismo razionalità/emozioni sta scricchiolando. Le emozioni, cioè, non possono più essere intese e vissute come qualcosa di superficiale, come la schiuma delle onde dei maremoti della mente, bensì come la forza generativa, il vero vettore del moto ondoso».

Il paradosso è che da bambini, anche con la letteratura, ci insegnano a riconoscerle.

«Sì, ma è come se ci facessero studiare nuoto solo in teoria e poi ci buttassero a mare. Affogheremmo».

In altre occasioni ha parlato anche di “errore”.

«I meccanismi sono gli stessi. Quando sbagliamo il cervello sta chiedendo aiuto, significa che ha bisogno di un reset. Sbagliare non è una colpa e tanto meno non è un’azione morale. Quando ci sono troppe informazioni, troppe strade da scegliere abbiamo bisogno di qualcuno che ci dia una mano in maniera più attenta, ma senza giudicare».

Lei ha abbracciato il concetto di “Scienza servizievole”. Che significa?

«Credo in una scienza che non rimane chiusa nelle università, solo tra specialisti, ma che mette i suoi strumenti a disposizione di tutti coloro che possono, vogliono e dovrebbero usarli. Per questo parlo in pubblico, e scrivo, e pubblico video sui social, con un linguaggio che cerco di modellare su chi ascolta, perché sia il più possibile comprensibile». (c.b.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Meteo

Sardegna rovente, è arrivata la quinta ondata di caldo estremo: punte fino a 45 gradi e polvere dal Sahara, domani il picco – La situazione

Le nostre iniziative