“Limbas chi currint”: con la Nuova in omaggio lo speciale di 32 pagine sul rap in lingua sarda
Venerdì 4 settembre in edicola con il nostro quotidiano storia, interviste e immagini dei principali protagonisti
In omaggio con La Nuova Sardegna venerdì 4 settembre uscirà il numero speciale “Limbas chi currint”: 32 pagine per raccontare le origini e i protagonisti del rap in lingua sarda.
L’iniziativa si lega al festival promosso dalla Fondazione Maria Carta e dal Comune di Sassari che a giugno è andato in scena a Sassari con un doppio appuntamento: un convegno e un concerto. Il numero speciale, curato dal giornalista della Nuova Sardegna Paolo Ardovino, raccoglie le voci e le immagini dei principali ambasciatori della cultura hip hop in Sardegna: Sa Razza, Balentia, Menhir, Randagiu Sardu, Su Dotori, Rd Stranos Elementos, Futta, Giocca, Malam e Lord J. Più un intervento di Gino Marielli dei Tazenda e un approfondimento su Salmo.
“Limbas chi currint” offrirà spunti di riflessioni sull’importanza di trasmettere il patrimonio linguistico dell’isola alle nuove generazioni attraverso il rap. Al verbo «conservare», si sono preferiti «tramandare», «sostenere», «diffondere», «valorizzare». Se è vero che la lingua della Sardegna, in tutte le sue varianti, è un patrimonio vivo, è anche vero che lo strumento più utile e capace di trasmetterlo è il rap, che intercetta i linguaggi e le necessità dei giovani. Questo è il ragionamento che ha spinto la Fondazione Maria Carta, che fin dalla sua nascita si propone di valorizzare identità e cultura sarda, a creare un evento del genere insieme al Comune di Sassari. Questa rivista speciale nasce come documento di quella giornata e come mezzo di ulteriore diffusione della discussione sulla nostra lingua applicata al rap. Un concentrato di diversità di esperienze e di origini che regala spunti che speriamo esperti, linguisti, appassionati del genere e della cultura hip hop vorranno raccogliere.
Uno dei pionieri del rap in lingua sarda è un sardo figlio di emigrati: lo racconta benissimo Quilo dei Sa Razza. La testimonianza di Giocca è quella di chi ha scelto la sua lingua prima ancora di saperla parlare. Futta guida una crew che attraversa la storia e la geografia di Sardegna e Corsica. L’intervento di Su Maistu dei Balentia è emblematico: l’idea imposta e auto imposta è che le parole giuste siano le parole degli altri, ma non è così. Estrosa e interessante è l’incursione nel dibattito di Gino Marielli dei Tazenda. Poi due giovani studiosi, Andrea Milia ripercorre la cultura hip hop nel Sulcis-Iglesiente dagli anni ’80 ai primi Duemila. Sara Federico inquadra l’isola nel Mediterraneo e apre una finestra sul movimento femminile ancora poco rappresentato. L’excursus storico è affidato a Giacomo Serreli.
Le 32 pagine in omaggio con il quotidiano danno spazio a tutti i protagonisti della storia del rap sardo e che si sono esibiti nella serata di piazza Università il 20 giugno, quindi anche i Menhir, dei giganti della cultura hip hop barbaricina, Malam, dalla breakdance al rap, un totem del rap sardo come Su Dotori, che con la Crc Posse ha dato un senso al rap canto di protesta e di istanze sociali. Il “rappamuffin” di Randagiu Sardu, la voce di mare di Rd Stranos Elementos, un giovane, quello che più di tutti sta raccogliendo questa lunga eredità: Lord J. Infine una parentesi obbligatoria sulla straordinaria eccezione: Salmo. Il rapper che non rappa in sardo ma ha portato l'isola oltremare e oltralpe con le rime.
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