La Nuova Sardegna

L’intervista

Serra Yilmaz: «Cara mia Istanbul, che nostalgia. Le soap turche? Sono terribili»

di Alessandro Pirina
Serra Yilmaz: «Cara mia Istanbul, che nostalgia. Le soap turche? Sono terribili»

L’attrice e regista a San Gavino Monreale per presentare il suo libro tra ricordi, aneddoti e ricette

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Serra Yilmaz, ormai, in Sardegna è quasi di casa. Da Firenze, dove si è trasferita dalla Turchia dieci anni fa, ogni tanto deve cedere al richiamo dell’isola. Questa volta a farla capitolare è stato il festival letterario di San Gavino Monreale, con la direzione artistica di Nicola Muscas, dove l’attrice lanciata in Italia da Ferzan Ozpetek sarà ospite domani, 27 settembre, alle 19.30 a Casa Mereu, in dialogo con Mariangela Lampis. L’occasione è la presentazione del libro “Cara Istanbul”, un viaggio tra ricordi, aneddoti e considerazioni sui mutamenti di una delle città più belle del mondo.

Serra, che cosa l’ha spinta a scrivere questo libro e perché ha sentito, proprio oggi, il bisogno di raccontare Istanbul attraverso la sua voce e la sua esperienza?

«Mi ha spinta la Rizzoli. Ogni volta che mi viene chiesto, rispondo così, perché è la verità. È vero che io avevo l’intenzione di scrivere un libro, e ho ancora l’intenzione di scriverlo, di aneddoti e ricette... Sa, io sono molto portata a cucinare, per anni in Turchia ho condotto una trasmissione di cucina...».

Anche in Italia prese parte a “Celebrity MasterChef”...

«Ma io non guardo la tv e non ci avevo capito niente. E infatti sono stata eliminata subito».

Ritorniamo a “Cara Istanbul”...

«Durante le prove di “Magnifica presenza”, un amico che lavora alla Rizzoli, sardo tra l’altro, mi ha proposto di fare un libro insieme. Io l’ho visto come un segno del destino. Mi è sembrato di avere ritrovato un po’ di attenzione, perché era l’occasione per parlare della mia città, della mia vita. Penso sia un grande privilegio scrivere un libro per poter parlare della propria vita».

Cosa rappresenta per lei Istanbul?

«È la città in cui sono nata, la mia famiglia è istanbuliota. È piazzata in una posizione geografica particolare e, malgrado sia stato fatto di tutto per abbruttirla, rimane ancora bella. Ovviamente non parlo delle periferie, che sono orrende. Purtroppo è, nell’insieme, una città sciupata. Anche nel suo profilo bellissimo verso la parte asiatica, verso il palazzo di Topkapi, spuntano due orribili grattacieli. Lo stesso presidente ha detto: “Ho sbagliato”, ma a quel punto buttateli giù».

Cosa le manca di più di Istanbul?

«Il Bosforo, senza dubbio».

E cosa non le manca?

«Il traffico, le periferie, il rumore. È una città troppo popolata, troppo rumorosa. Certo, poi una traversata in vaporetto verso il Bosforo e passa tutto».

Un piatto turco che consiglia ai lettori della Nuova?

«Il pollo alla circassa. In realtà, è una ricetta circassa, ma mia nonna materna lo era. La ricetta, però, si trova nel mio libro...». Tre luoghi da visitare a Istanbul. «Io consiglio una passeggiata tranquillissima sulle rive del Bosforo, tra il quartiere Bebek ed Emirgan. È un tratto abbastanza lungo ed è bellissimo percorrerlo al tramonto. Penso che sia una cosa da fare assolutamente, tralasciando musei e moschee. E poi invito a fare un giro in vaporetto, salire dietro la Torre di Leandro e guardare il tramonto».

In Italia ha mai ritrovato qualcosa di Istanbul?

«Non c’è un posto che mi fa pensare a Istanbul. Ma anni fa ero in tournée a Taranto e feci una lunga passeggiata. A un certo punto mi ritrovai in un baretto che faceva qualcosa da mangiare e, per un istante, mi è sembrato di trovarmi nel quartiere Moda di Istanbul».

Come sta il cinema turco?

«Oggi è quasi inesistente perché non approfitta dei sostegni dello Stato. In questo momento si pensa solo a produrre film per le piattaforme, ma in questo modo è difficile fare film d’autore. Ma questo accade anche in Italia. Se penso che, quando ero ragazzina, in Turchia si facevano anche 300 film all’anno... Non erano tutti capolavori, certamente, ma si lavorava».

Oggi, anche in Italia, spopolano le soap turche, gli attori sono diventati delle star: vedi Can Yaman. Le segue?

«Terribili. Mi fanno avere paura che tutto il mondo possa rimbecillirsi».

Infine, una domanda quasi inevitabile per chi conosce così bene entrambi i mondi: Ferzan Ozpetek ha raccontato Istanbul e il rapporto con la città in film come “Il bagno turco” e soprattutto “Rosso Istanbul”. Ha letto “Cara Istanbul”?

«Certo, nella copertina c’è anche una frase di Ferzan: “In queste pagine ho ritrovato la Istanbul di un tempo, la nostra meglio gioventù”».

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