La Nuova Sardegna

L'intervista

Catena Fiorello: «La mia vita dall’agenzia matrimoniale ai romanzi. Marcello Fois e le parole su Michela Murgia: è stato un grande»

di Alessandro Pirina
Catena Fiorello: «La mia vita dall’agenzia matrimoniale ai romanzi. Marcello Fois e le parole su Michela Murgia: è stato un grande»

La scrittrice siciliana si racconta tra libri, famiglia e ricordi: «Se avessi voluto sfruttare il mio cognome avrei fatto altro»

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Nella prima vita faceva tutt’altro, ma fin da piccola coltivava la passione per la lettura. Poi Catena Fiorello è passata dall’altra parte della barricata, ha iniziato a scrivere romanzi di successo e quella passione è diventata il suo lavoro. Senza tradire l’amore per la tv, dove l’aveva introdotta il fratello Rosario, ma quella era un’altra vita.

Catena, cosa sognava di fare da grande?
«La docente di latino e greco, perché l’influenza della mia insegnante, Rosa Peluso, è stata molto forte. Dopo quella di mia madre e di mia nonna, è stato l’imprinting più importante della mia vita. Volevo diventare il suo clone e, in qualche modo, anche il mio abbigliamento ha risentito della sua influenza. L’altra mia ossessione era la giustizia: mi piaceva l’idea di poter aiutare le persone lodevoli».

Alla fine ha fatto la scrittrice.
«Che è un po’ la summa di tutto questo. L’ho scoperto negli anni. Una costante del mio lavoro sono i messaggi di lettori e lettrici che mi raccontano di aver superato momenti difficili grazie ai miei libri. Per esempio, Valentina Amico, un’insegnante di lettere costretta su una sedia a rotelle, mi scrisse durante un ricovero al Gemelli, dove rimase tre o quattro mesi per un intervento chirurgico: “Grazie ai tuoi libri riesco a evadere”».

Quando ha scoperto la passione per la scrittura?
«Al liceo classico, anche se con l’insegnante di italiano avevo un rapporto conflittuale: diceva che ero troppo prolissa. Mai avrei immaginato di diventare scrittrice. Leggevo tanto e i miei miti erano Alberto Moravia e Dino Buzzati. Non pensavo certo di poter fare il loro stesso mestiere. Erano due geni. ..».

Quando ha capito che quella era la sua strada?
«Il mio primo libro, “Nati con la camicia”, era una serie di interviste. Alessandra Dalai, di Baldini&Castoldi, mi disse: “Hai scritto un bellissimo prologo: al suo interno c’è una scrittrice nascosta che dovrebbe venire fuori”. Io sorrisi: “Per carità, non ci penso nemmeno”. Ma lei insistette: “Sei una romanziera nata, fidati di me”. Tornando a casa, iniziai a riflettere sulle sue parole. A quella donna devo molto».

Eppure aveva preso tutt’altra direzione: studiava Giurisprudenza.
«Lasciai l’università quando morì mio padre. Dovevo aiutare mia sorella nella sua profumeria. Eravamo rimaste io e lei: Rosario era a Milano, Giuseppe nei villaggi. Mi sentii in dovere di aiutarla e lasciai gli studi, anche se mi mancavano pochi esami. Poi conobbi un uomo e lasciai la Sicilia per La Spezia. Mi iscrissi di nuovo all’università a Pisa, ma non avevo più la testa per studiare».

E aprì un’agenzia matrimoniale a La Spezia.
«Lessi un articolo su Amica sul boom delle agenzie matrimoniali e decisi di buttarmi seriamente in questa avventura, durata 3 o 4 anni. È stata una delle esperienze più belle della mia vita. Poi Rosario mi volle a Milano con lui e vendetti l’attività a una mia cliente, che si era fidanzata proprio grazie all’agenzia».

Com’era lavorare con Rosario?
«Partii per dargli una mano e rimasi con lui per 22 anni. Facevo di tutto: ero la sua segretaria, ma anche un’autrice non dichiarata. Insieme scrivevamo canzoni per i suoi album».

In quegli anni incontrò Maurizio Costanzo.
«Da lui ho imparato una cosa bellissima: se non riesci a raccontare un libro, un film o un programma in un minuto, vuol dire che non funziona. Costanzo ti insegnava tante cose senza fare il solone».

A un certo punto ha preferito i libri alla tv.
«All’inizio riuscivo a gestire tutto, ma poi la scrittura ha preso il sopravvento. Dal punto di vista economico ci ho perso: la tv paga meglio dei libri. Ma ho seguito quello che mi diceva la coscienza».

Nei suoi romanzi le donne sono spesso protagoniste forti e resilienti.
«Il mio imprinting è quello: mia nonna Catena ha lasciato in me un segno indelebile. Il mio mondo è popolato di donne. Prima non era così scontato parlare di donne nei romanzi, come non lo era scrivere della Sicilia, esplosa grazie a Camilleri».

La Sicilia è sempre presente nei suoi romanzi, ma in “Serenata salentina” l’ha tradita.
«Solo perché il Salento le assomiglia: è una Sicilia più piccola. Anche se il mare più bello lo avete voi in Sardegna».

Le piace la letteratura sarda?
«Amo follemente i libri di Piergiorgio Pulixi e sono stata felicissima della vittoria di Marcello Fois al Campiello. L’ho ammirato soprattutto per le parole su Michela Murgia. Approfitto di quest’intervista per ringraziarlo pubblicamente: ha avuto le “palle” di tornare su quelle gravi parole pronunciate su Murgia (il caso Strega, ndr), peraltro associate al premio letterario più importante d’Italia. Un grande».

Uno dei suoi ultimi romanzi è “Vita e peccati di Maria Sentimento”. Chi è questa donna?
«È proprio una Michela Murgia di inizio ’900, una donna che non aveva paura di andare controcorrente. Dedico il libro a mia nonna. Dietro quella donna c’è Catena D’Amore, che ha cresciuto mio padre da sola, senza trasmettergli rancore verso l’uomo che non aveva voluto saperne di lui. Mio padre è cresciuto in un ambiente tutto femminile e, grazie a queste donne, è diventato un padre esemplare».

È uscito anche il suo primo libro per l’infanzia, “Io e Pepè”.
«Gli animali possono fare miracoli nelle nostre vite e ho voluto raccontarlo. La cura che può darti un animale è miracolosa».

Le hanno mai fatto pesare di essere la “sorella di”?
«Molte volte, soprattutto all’inizio. Succede anche adesso, ma ho raggiunto un’età e una consapevolezza tali che, quando fanno una battuta, me la lascio scivolare addosso. Se avessi voluto approfittare del mio cognome, avrei fatto altro: tv, cinema, di certo non libri».

Grazie a lei e ai suoi fratelli, anche vostra mamma Sarina è molto amata dal pubblico.
«Purtroppo, a parte qualche foto sui social, è la donna più riservata del pianeta. Eppure mi sarebbe piaciuto fare con lei un programma di cucina...».

Un sogno nel cassetto?
«Prima o poi riuscirò a fare il film tratto dal mio libro “L’amore a due passi”. Ce l’ho tutto scritto in testa, mi manca la parte tecnica. Ma sono ottimista».


 

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