Mad-Dog, il racconto di Simone, fratello del bassista della band: «Che emozioni vederli infuocare il palco»
«Ho vissuto l’esibizione col cuore in gola, stringendo tra le mani idealmente tutto il tifo di Sassari»
Vivere X Factor da spettatore è una miscela di emozioni incredibili e imprevedibili, generate dall’incontro-scontro con un mondo a parte, le sue regole e ritmi. Cosa si vede dall’altra parte del palco? Dipende soprattutto dalle fasi del talent, se l’evento è registrato oppure live, ma anche da dove ci si trova. Nel primo caso, eravamo all’Allianz Cloud di Milano dove si sono svolte audizioni, bootcamp e last call, l’ultima puntata prima dell’avvio della gara vera e propria.
L’Allianz è un palasport storico da oltre 5300 posti, che ospita eventi sportivi e spettacoli. Qui la scomodità era d’obbligo assieme alla stanchezza: centinaia di concorrenti, oltre otto ore seduti lontani dal palco. E molto di quello che succedeva veniva tagliato in fase di montaggio. Però, come dice un mio prof citando Hitchcock, “un film è come la vita, senza le parte noiose”. E a maggior ragione, un talent televisivo. Inoltre sul palco dell’Allianz ci sono state le prime travolgenti e indimenticabili esibizioni dei “nostri” Mad Dog: la fase last call superata alla grande.
Si va ad Assago, al Teatro Repower: come recita il sito, “ la prima struttura in Italia progettata specificamente per i grandi musical e gli spettacoli dal vivo di grande formato”, con oltre 1700 posti a sedere, disposti su un unico piano inclinato. Cioè un replay per tutti noi parenti e amici degli artisti: era tutto un sentire poco e vedere meno.
E così molti, se non tutti (compresa la “mad dogs family”) si sono accapigliati con il personale del teatro per conquistare un posto in piedi, che permettesse loro di vedere anche solo in lontananza figli e nipoti. Io, da fratello del bassista (Davide Dore ndr) ho vissuto l’esibizione col cuore in gola, stringendo tra le mani idealmente tutto il tifo sfrenato, l'adrenalina e l'orgoglio dei nostri amici e delle scuole che sono rimasti a Sassari a spingere la band. Motivo della distanza? L’organizzazione ha sistemato lontano il parentado, penso per evitare che facessero troppo da ultras sfegatati. Subito dopo l’animatore di studio, ecco Marco Mengoni, lanciato proprio da X Factor nel 2013.
Poi Giorgia, brava presentatrice. E chi ha dovuto “rompere il ghiaccio”? Proprio i nostri sassaresi, che hanno agito da piromani musicali, incendiando i cuori del teatro e guadagnandosi l’ingresso al secondo live. Con una metamorfosi ancora più sorprendente: alla massima potenza e tutto sotto controllo, dopo sfiancanti giornate di prove. Quattro ragazzi, quattro mori (copyright della “madrina” Paola Iezzi). E dire che, come tutti gli altri concorrenti, anche loro sono stati chiusi nel “loft” di X Factor, un edificio in posizione ignota, tutto il giorno tra lezioni di canto e prove in saletta, con la possibilità di uscire per dieci minuti all’aria aperta sotto sorveglianza. Un esilio forzato e necessario. Ma fuori siamo tutti con loro, non solo i loro Licei (Castelvì, Azuni, Canopoleno e Spano), ma anche tutte le altre scuole e studenti di Sassari. Il prossimo capitolo della loro scalata è stasera, pronti per il terzo live show. E noi saremo lì con loro.
*Simone frequenta il Liceo Castelvì a Sassari e partecipa al progetto LaNuova@scuola
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