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Dalla filosofia alla ricerca personale l'Abc della felicità

di Elisa Murineddu*
Dalla filosofia alla ricerca personale l'Abc della felicità

Cercando una definizione di questo concetto ricaviamo un insegnamento: l’importante è coltivare la nostra idea, senza bisogno di definirla o che questa venga accettata dagli altri

26 gennaio 2024
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Spesso cerchiamo una definizione di felicità, eppure pensandoci attentamente notiamo quanto sia difficile dare una risposta. La risposta che viene spontanea è quella di fare un elenco di cose che ci rendono contenti, elenco che può contenere cose e idee più disparate.

Se però ci soffermiamo sul concetto stesso di felicità è quasi impossibile per noi stabilirne il significato, soprattutto perché ci viene naturale dare risposte soggettive. La definizione che ne dà l’Oxford Languages è “la compiuta esperienza di ogni appagamento”, ma persino tra dizionari diversi le spiegazioni sono differenti. Facendoci aiutare dalla filosofia invece, vediamo che in Socrate, ad esempio, la definizione è la risposta alla tipica domanda “che cosa è?”.

La spiegazione socratica esprime comunque l’accordo comune intorno al significato di un concetto. Nonostante ciò, è intrinseco nell’uomo andare alla ricerca della definizione di qualcosa, in questo caso della felicità, potremmo quasi dire che l’essenza di questa parola sta nella sua ricerca stessa. Socrate però non era solito spiegare i concetti, ma semplicemente far capire al suo interlocutore di star sbagliando nella sua presunzione di essere sapiente. Andando avanti nel tempo, notiamo il cambiamento del pensiero filosofico; infatti, analizzando l’opinione di alcuni esponenti possiamo notare le differenti riflessioni: secondo Epicuro la felicità inizia stando bene con se stessi; per Kant è l’appagamento di tutte le nostre inclinazioni; per Nietzsche è legata al superuomo, per il quale si ottiene abbracciando la vita in ogni suo aspetto, di conseguenza non è qualcosa di già dato ma va conquistata; secondo Schopenhauer è irraggiungibile, perché le gioie e i piaceri sono sempre illusori ed effimeri.

Tornando a noi, potremmo impiegare una vita a cercare il nostro significato di felicità e probabilmente ci sarebbe sempre qualcuno pronto a contraddirci. L’insegnamento che possiamo ricavarne è che l’importante è raggiungere la nostra idea, senza bisogno di definirla o che questa venga accettata dagli altri.

*Elisa frequenta il liceo classico musicale e coreutico “D.A. Azuni” a Sassari
 

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