La Nuova Sardegna

L'intervista

Sassari, il neo sindaco Giuseppe Mascia tra bagni di folla, lacrime e la promessa: «Da adesso al lavoro»

di Davide Pinna
Sassari, il neo sindaco Giuseppe Mascia tra bagni di folla, lacrime e la promessa: «Da adesso al lavoro»

Dopo l'omaggio a Enrico Berlinguer qualche ora trascorsa in famiglia

11 giugno 2024
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Sassari Il volto di Giuseppe Mascia racconta di una notte insonne. Per i festeggiamenti, certo, ma anche per l’emozione e l’adrenalina accumulata in un mese di intensa campagna elettorale, culminata con la vittoria di lunedì al primo turno. Un risultato che dalle parti del centrosinistra sassarese non era per nulla inaspettato, al massimo dissimulato per le regole della prudenza politica e della scaramanzia.

Sembra quasi frastornato, quando parla con sostenitori e cittadini davanti alla casa dove nacque, 102 anni fa, il segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer. Chi gli chiede una foto, chi gli stringe la mano e fa gli auguri, chi si accosta all’orecchio per sussurrargli qualcosa: un consiglio, su come gestire maggioranza e macchina amministrativa, una richiesta, un’indicazione sulle priorità dell’azione di governo.

Alla stanchezza e all’emozione per la vittoria, si aggiunga quella di compiere la sua prima uscita pubblica nel ricordo di Berlinguer: per un politico sassarese, per il sindaco di Sassari, non è cosa da poco. E infatti, quando risponde alle domande dei giornalisti sull’importanza di quel momento, Mascia si deve fermare un ottimo per mandar giù le lacrime, segno di un’emozione che era già esplosa davanti a una piazza d’Italia gremita, il giorno della chiusura della campagna elettorale, e ovviamente lunedì notte, quando i numeri hanno consegnato la certezza della vittoria: «Siamo orgogliosi e sentiamo la responsabilità di quello che dovremo fare ora», risponde poi.

Defaillance momentanea, Mascia è dottore in filosofia e ci mette poco a inquadrare accademicamente il pensiero del segretario Pci: «La sua eredità è la capacità di guardare avanti in una prospettiva non conflittuale, nella politica così come nei rapporti fra i popoli. Un’eredità che oggi facciamo fatica a interpretare, ma che dovremmo ascoltare con grande attenzione». Ma il tempo per la speculazione filosofica è limitato, c’è una città da amministrare: «Tempi per la giunta? Non ho una risposta precisa. Ma non saremo lenti: dobbiamo iniziare a lavorare».

Mascia spiega anche su cosa si metterà al lavoro, fin da subito, la sua squadra: «Centro storico e quartieri periferici». Ancora prima, però, il nuovo sindaco dovrà occuparsi di far quadrare i conti della giunta: allo scioglimento di questo nodo saranno dedicati gli incontri politici dei giorni scorsi. Ieri, però, non era ancora il momento. Gli incontri con la stampa sono stati però l’occasione per sottolineare un filo conduttore di tutta la campagna elettorale e, ancor di più, dei giorni concitati che hanno preceduto la scelta di Mascia. «A partire dalle Regionali, e poi con le amministrative, siamo riusciti rilanciare il centrosinistra». Un rilancio che è passato per una strada ben precisa: «Abbiamo creato una nuova classe dirigente e abbiamo vinto una bella scommessa».

Parla di sé e un po’ forse anche di Raimondo Cacciotto, di quattro anni più giovane di lui. Di una generazione di cinquantenni che ha fatto la gavetta politica, ma rischiava di ritrovarsi tagliata fuori. Mascia entrò in consiglio comunale nel 2014, con i 5 Stelle, insieme a Desirè Manca e Maurilio Murru. Dopo un anno il passaggio al Pd e l’esperienza in consiglio, prima in maggioranza con Nicola Sanna e poi all’opposizione di Campus. Quindi la scalata delle gerarchie interne al Pd e, da segretario provinciale, la stesura della lista che alle Regionali è risultata la più votata nella circoscrizione di Sassari. La sua speranza è quella di far partire una rivoluzione generazionale a Sassari, non solo nei partiti, ma anche dentro sindacati e associazioni di categoria: «È l’unico modo perché questa città possa guardare al futuro» ha confidato ai suoi.

Durante la cerimonia in ricordo di Enrico Berlinguer, Mascia ha avuto modo di confrontarsi con alcuni dei suoi predecessori. Anna Sanna, la prima sindaca eletta con l’elezione diretta nel 1995. Gianfranco Ganau, colui con il quale, fino all’ultimo, si è giocato la candidatura, in un serrato confronto interno al Pd risoltosi solo dopo giorni di dialogo. E infine Nanni Campus, con cui nei prossimi giorni Mascia svolgerà il passaggio di consegne. I due parlano a lungo, la stretta di mano si trasforma in un abbraccio. «C’è tanto da lavorare, ma la città sarà in mano a una persona responsabile» gli dice. Poi un’ultima battuta, inintelleggibile, e una risata.

Quella di ieri, per Giuseppe Mascia, è stata anche la giornata da dedicare agli affetti, al termine di una campagna elettorale in cui non è stato possibile tirare il fiato, fra dibattiti e iniziative. La compagna Serenella Medici, docente e ricercatrice di Chimica nell’ateneo sassarese. E i due genitori, il padre Cicci e la madre Pina Petretto, e i fratelli, Gianpaolo e Maria Chiara, con cui ha trascorso qualche ora per il pranzo.
 

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