Salaris: «O noi o il buio totale»
Si infiamma la campagna elettorale, il candidato a sindaco di centrodestra attacca Mario Bruno
ALGHERO. Ormai la campagna elettorale è entrata ufficialmente nel vivo e si gioca a carte scoperte. Lo si capisce dai toni, ormai infuocati, e dai bersagli, ben definiti. Per la coalizione di centrodestra l’avversario da “ab-battere” è solamente uno: Mario Bruno. Enrico Daga in un’ora di conferenza stampa non viene nemmeno nominato, i grillini sono delle comparse sullo sfondo, Lubrano spunta nei discorsi come una sorta di peccato originale del quale Bruno si è macchiato.
Il mirino della candidata a sindaco Maria Grazia Salaris, e della squadra di sostenitori Marco Tedde (Forza Italia), Tore Pintus (Psd’Az), Giovanni Flumene (Fratelli d’Italia) e Antonello Muroni (Nuovo Centro Destra) è puntato contro l’ex consigliere regionale ed ex Pd. Non si parla tanto di programmi o di problemi da affrotnare o risolvere in città. E’ un fuoco incrociato su Mario Bruno.
«Ha un avviso di garanzia in tasca – dice Maria Grazia Salaris – Alghero non può permettersi il lusso di aspettare l’evolversi dei procedimenti penali per conoscere il proprio futuro. Incombe l’articolo 11 della legge Severino, che dispone la decadenza automatica di un sindaco in caso di condanna. La città ancora una volta si ritroverebbe nelle mani di un commissario».
Tedde si professa garantista, ma non può esimersi dall’affondare il coltello nella piaga: «Personalmente sono convinto che Bruno debba essere assolto, ma non possiamo far finta di niente, c'è preoccupazione su questa incognita». E l’attacco si concentra di più sui trascorsi politici: «Si è sempre occupato di tematiche regionali, non si è mai cimentato con l’amministrazione locale».
«E quando l’ha fatto – ricancara la dose la Saralis – manovrando col telecomando Lubrano, sono venuti fuori i disastri. Poi si è reso conto che la sua creatura non era più controllabile e ha studiato tutti i modi per consegnare Alghero al commissario prefettizio». E aggiunge: «In verità a Mario Bruno per la scorsa legislatura era stato chiesto di fare il sindaco. Ma la poltrona in Regione era molto più comoda e soprattutto remuneratica per fare il sacrificio. Tranne poi presentarsi adesso vestito di bianco come il messia che viene a salvare la città. Dimenticando di essere stato proprio lui a far sprofondare la città nelle lotte di spartizione di potere e dei posti di sottogoverno». E quanto alla promessa di andare due volte alla settimana a Cagliari per affrontare in sede regionale le problematiche di Alghero: «Quando arrivarono Soru e Lai, per convincere Bruno a mollare l'osso e lasciar perdere la candidatura a sindaco, gli dissero questo: troverai tutte le porte del governo chiuse. Perciò una elezione sarebbe dannosa per i cittadini algheresi». Ma per la coalizione di centrodestra lo sarebbe a prescindere: «La sinistra ha distrutto la politica e l’apparato burocratico ad Alghero. Ha fatto tabula rasa: ha lasciato solo macerie amministrative. L’unico modo per risollevarsi è di affidarsi nuovamente a un gruppo che ha governato bene la città per 10 anni, portando le opere pubbliche a compimento e dialogando con le imprese e i cittadini. La gente a distanza di anni rimpiange la nostra amministrazione, perché dopo quell’esperienza l’orologio della politica si è completamente fermato. Dopo di noi c’è stato il buio».
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