Mamma con sei figli fuori dalle liste per la casa popolare

ALGHERO. Da 13 anni è in lotta con l’amministrazione comunale per essere inserita nelle graduatorie delle famiglie che hanno diritto a una casa dell’Area (ex Iacp), ma finora senza grandi risultati....

ALGHERO. Da 13 anni è in lotta con l’amministrazione comunale per essere inserita nelle graduatorie delle famiglie che hanno diritto a una casa dell’Area (ex Iacp), ma finora senza grandi risultati. Ma quella di Paola (niente cognome, per la tutela dei figli minori) è anche una lotta per il rispetto della legalità. Il problema è che Paola è considerata ”benestante” perché fino a qualche mese fa lavorava e guadagnava ben 900 euro al mese. Quasi la metà di questa somma se ne va nell’affitto di casa, il restante serve per il vivere quotidiano suo e dei sei figli. Sì, sei figli che nella predisposizione delle graduatorie non valgono neppure un punto. Tanto che Paola nell’ultima graduatoria occupa il posto numero 189. «Ma non è vero che le famiglie numerose non facciano punteggio – spiega la donna –; c’è una legge del 1947 che non è mai stata abrogata e prevede un punteggio anche in casi come il mio». Una guerra che ha attraversato tre giunte comunali. Una guerra che ha logorato Paola che lo scorso anno ha tentato il suicidio. «Non ricordo nulla di quello che ho fatto – spiega –, so solo che da quel momento ho terrore degli spazi aperti (agorafobia) e questo mi impedisce di continuare a lavorare come commessa». Paola è separata e avrà una pensione per malattia, poche centinaia di euro, ma la sua è anche una lotta per la legalità. «Non è possibile che chi occupa venga poi premiato - dice - anche con la ristrutturazione di immobili destinati ad altro. Io mi sono sempre rifiutata anche se in molti me lo consigliavano perché ai miei figli ho sempre insegnato il rispetto per la legalità. E non posso cambiare idea proprio adesso che sono io a essere in difficoltà».

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