Res Publica: «Non c’è stata occupazione»
La rete di associazioni e collettivi che ha sede nell’ex caserma di via Simon interviene nel dibattito
ALGHERO. «Complicità e solidarietà con chi, in altri contesti e luoghi, ha utilizzato l’occupazione come liberazione di spazi abbandonati e istituzione di spazi di autodeterminazione nella città pianificata, ma gli atti resi noti da Comune e Università dimostrano che non c’è stata occupazione».
Anche “Res Publica”, la rete di associazioni e collettivi che ha sede nell’ex caserma dei carabinieri di via Simon, interviene nel dibattito sul proprio conto.
«Una certa classe politica non sa pensare che esista qualcosa che non dà profitto, forse per questo si fantastica di un centro commerciale abusivo», è la replica all’esposto presentato da alcuni politici cittadini. «Le associazioni, i collettivi e le persone che operano nell’ex caserma dedicano gran parte del loro tempo libero a un progetto che non dà ritorno economico – insistono – perché vedono in quello che fanno l’opportunità di arricchire la città sul piano sociale e culturale».
Per gli attivisti di “Res Publica”, «l’impegno quotidiano rende possibile l’esistenza ad Alghero di un luogo in cui si esprime una nuova forma di cittadinanza, che moltiplica gli spazi di confronto e di autodeterminazione».
In via Simon trovano spazio la biblioteca, servizi di consulenza psicologica e legale, corsi di disegno, illustrazione editoriale, magia, scultura del legno, pizzica, percussioni, uncinetto, incontri di tai-chi, meditazione, studio, incontri ed eventi musicali, jam session, spettacoli teatrali, performance pittoriche, giocoleria, presentazioni di libri, cineforum, mostre fotografiche, estemporanee artistiche, svuotacantine e un mensile autoprodotto. «Non è che l’inizio, molte attività stanno nascendo – annunciano i militanti della rete – tra le altre lo spazio bambini, l’aula studio, la sala prove e il doposcuola».
Il messaggio è chiaro. «Res Publica ribadisce la propria ferma volontà di proseguire con quelle iniziative che attivano una socialità indipendente dall’obbligo di consumare, che aprono una possibilità di uscita dal disagio e dall’emarginazione sociale, tentando di colmare lacune in termini di stato sociale e di offerta culturale libera e autoprodotta». (g.m.s.)
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