Abusi edilizi, sigilli a “Da Quintilio”
La guardia di finanza ha sequestrato il famoso ristorante a Calabona per essersi “allargato” di 345 metri quadrati
ALGHERO. La mecca degli appassionati di crudi di mare e tramonti mozzafiato è abusiva. Secondo la Procura di Sassari, i proprietari e i gestori dello storico bar e ristorante "Da Quintilio", a Calabona, all'imbocco della provinciale panoramica per Bosa, sono responsabili di occupazione abusiva di suolo demaniale e di opere non autorizzate in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. La terrazza in legno più amata dai turisti e dagli algheresi, che guarda a Capo Caccia e sovrasta la scogliera che porta sino al Mirador Giuni Russo e al centro abitato, è stata sequestrata dalla sezione operativa navale della guardia di finanza di Alghero con il supporto del reparto operativo aeronavale della guardia di finanza di Cagliari. L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Cristina Carunchio, ha portato tra l'altro alla denuncia del proprietario dello stabile, erede dello storico fondatore di uno dei posti più caratteristici e apprezzati della Riviera del corallo, e della società Ace Ristobar sas, che gestisce il ristorante sulla base di un contratto di affitto d'azienda. Secondo i militari, che hanno eseguito i provvedimenti autorizzati dal gip Rita Serra, il locale è regolarmente assegnatario di 105 metri quadri, ma è grande 450 metri quadri: la differenza fa 345 metri quadri, che secondo le fiamme gialle e gli inquirenti costituiscono una occupazione abusiva di area demaniale marittima. Sui metri quadri della discordia sarebbero state installate strutture per le quali erano necessarie autorizzazioni di carattere edilizio e paesaggistico. Secondo le accuse, dopo la prima concessione, ottenuta nel 2001, il "Da Quintilio" ha continuato ad allargarsi in maniera irregolare. Una responsabilità che i militari attribuiscono alle diverse società subentrate nella conduzione del locale, che in questo modo avrebbero contravvenuto alle previsioni normative in materia di sub ingresso nelle concessioni. Sulle persone coinvolte grava anche l'accusa di falsità ideologica in atto pubblico per aver attestato falsamente il possesso di un'autorizzazione edilizia e per aver attestato la presunta e fittizia titolarità della relativa concessione.
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