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Rivalutazione pensioni da gennaio 2027, ecco quanto potrebbero aumentare gli assegni – Un’ipotesi

Rivalutazione pensioni da gennaio 2027, ecco quanto potrebbero aumentare gli assegni – Un’ipotesi

L’adeguamento è dovuto alla cosiddetta perquazione automatica

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Sassari Dal prossimo gennaio le pensioni potrebbero aumentare per effetto della rivalutazione annuale collegata all’inflazione. Si tratta della cosiddetta perequazione automatica, il meccanismo che consente di adeguare gli assegni previdenziali all’andamento dei prezzi, cercando di preservare il potere d’acquisto dei pensionati. Spiega tutto QuiFinanza.

Le prime stime

Le prime stime per il 2027 indicano un possibile incremento del 2,9%. Se l’ipotesi venisse confermata, l’aumento sarebbe pari a 29 euro lordi al mese per ogni 1.000 euro di pensione, ma soltanto per gli importi ai quali spetta la rivalutazione integrale. Per gli assegni più elevati, infatti, si applicano percentuali ridotte sulla parte che supera determinate soglie. La cifra del 2,9% resta comunque provvisoria. Il valore definitivo dovrà essere stabilito attraverso il decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, atteso a novembre 2026. Fino alla pubblicazione del provvedimento, gli importi calcolati per il prossimo anno devono quindi essere considerati indicativi. Anche eventuali modifiche inserite nella legge di Bilancio 2027 potrebbero incidere sul risultato finale, soprattutto per le pensioni medio-alte.

Rivalutazione delle pensioni 2027: come funziona il meccanismo

L’adeguamento annuale viene determinato sulla base dell’andamento dell’indice dei prezzi al consumo rilevato dall’Istat. La percentuale riconosciuta ai pensionati, però, non è necessariamente uguale per tutti: dipende dall’importo dell’assegno e dalle fasce previste dalla normativa. Prendendo come riferimento l’ipotesi di una rivalutazione complessiva del 2,9%, il sistema prevede tre livelli:

  • Rivalutazione piena al 100%: si applica alle pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo Inps, con un aumento ipotetico del 2,9%.
  • Rivalutazione al 90%: riguarda la quota compresa tra quattro e cinque volte il trattamento minimo. In questo caso, l’incremento effettivo sarebbe del 2,61%.
  • Rivalutazione al 75%: si applica alla parte dell’assegno che supera cinque volte il minimo. L’aumento corrisponderebbe quindi al 2,175%, arrotondato al 2,18%.

Il principio da tenere presente è che, superate le soglie previste, la percentuale ridotta viene applicata alla quota eccedente e non all’intero importo della pensione. Per questo motivo, due assegni di valore diverso possono beneficiare di aumenti proporzionalmente differenti.

Quando si conosceranno gli importi definitivi

Per conoscere con precisione gli aumenti che saranno riconosciuti dal prossimo gennaio bisognerà attendere la definizione ufficiale dell’indice di rivalutazione. Il decreto ministeriale atteso a novembre dovrà stabilire la percentuale di riferimento per il 2027, mentre gli eventuali conguagli potranno correggere gli importi qualora i dati definitivi sull’inflazione si discostassero dalle stime iniziali. Resta inoltre da verificare se la prossima legge di Bilancio introdurrà modifiche al sistema di rivalutazione, con possibili conseguenze soprattutto per i trattamenti di importo medio-alto. 

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