«Il Centro trasfusionale indispensabile per la città»
L’Avis denuncia i tagli regionali: «E poi si erogano 60 milioni a un privato a Olbia» L’associazione ricorda la crescita delle donazioni a favore anche di altri ospedali
ALGHERO. «Declassare il Centro trasfusionale di Alghero in semplice Emoteca è grave e ingiustificato». L'Avis di Alghero non usa mezzi termini per denunciare uno dei rischi cui andrebbe incontro la sanità algherese da qui a poco.
«È stata riconosciuta la necessità del Servizio immunotrasfusionale di Lanusei, che conta 58mila abitanti – attacca – ma viene negata ad Alghero, che in estate arriva a ospitare 100mila persone, se non di più».
Per non anticipare le accuse di campanilismo, Giuliano Casula, Vittorio Guillot, Salvatore Nunzio Floris, Ombretta Armani, Vincenzo Ciancimino, Antonio Giuseppe Manchia e Filippo Cannavò snocciolano numeri. «In cinque anni il Servizio immunotrasfusionale di Alghero è cresciuto del 300 per cento – dicono –, le donazioni Avis sono passate da 802 nel 2009 a 1345 nel 2015».
La collaborazione tra Avis e centro trasfusionale ha permesso di svolgere una straordinaria attività di sensibilizzazione e di educazione alla donazione, coinvolgendo anche le scuole cittadine. «Grazie a un lavoro capillare, la partecipazione dei giovani alle raccolte di sangue è sempre più significativa», specificano gli autori della protesta. «La attività del Centro trasfusionale di Alghero ha garantito gli interventi chirurgici e trasfusionali compiuti nell'ospedale – proseguono –- e ha prodotto una quantità di eccedenze di sangue grazie alle quali si è garantito il fabbisogno di altre Asl sarde».
I vertici cittadini dell’Avis intervengono anche sulla sanità algherese e sui timori prodotti dalla riorganizzazione della rete ospedaliera regionale.
«Non accettiamo che la struttura ospedaliera di Alghero-Ozieri si riduca a un modesto presidio di base quando il territorio, con una popolazione di 330mila abitanti, avrebbe bisogno di due presidi di primo livello e uno di secondo livello per assicurare un'assistenza sanitaria decente», lamentano, intervenendo così nel dibattito che sino a oggi ha vissuto dei soliti batti e ribatti tra politici e amministratori.
«È una disposizione incomprensibile, mentre viene riconosciuto il primo livello all’ospedale di San Gavino Monreale – denunciano - a poche decine di chilometri da Cagliari e 100mila utenti».
E se il ridimensionamento della sanità pubblica sarda ha motivi economici, è la perplessità, «perché la Regione elargisce sessanta milioni di euro all’anno per la struttura ospedaliera privata di Olbia?».
Se non saranno tempestivamente modificati i criteri della delibera regionale, è la convinzione del direttivo Avis di Alghero, «sarà materialmente impossibile raccogliere il quantitativo di sangue recuperato finora grazie alla generosità dei donatori e all'attività delle associazioni di volontariato». E questo «causerà nuove migrazioni oltre Tirreno per motivi sanitari, con un aggravio di spese per la Regione e di disagi per i sardi – concludono – oltre a un inevitabile aumento dell'acquisto di sangue fuori dalla Sardegna, che nel 2015 è già costato 5milioni e 700mila euro».
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