Alghero. blitz degli indipendentisti a Surigheddu: «Queste terre sono dei sardi»
Liberu mette sotto accusa il progetto di vendita varato dalla Regione: «Così si aprono le porte a qualsiasi speculazione immobiliare, creazione di campi di golf compresa»
ALGHERO. «I pastori che rendono produttive le terre di Surigheddu e Mamuntanas vengono denunciati per occupazione e pascolo abusivo, le cooperative e le aziende che le chiedono in concessione vengono praticamente escluse da ogni ragionamento e intanto si prosegue nell’intento di vendere a chissà quale gruppo straniero, la Regione sospenda immediatamente questo progetto a danno del popolo sardo». La richiesta di Liberu, il nuovo movimento indipendentista che ha visto la luce a Cagliari meno di due settimane fa, è chiarissima. Pier Franco Devias, segretario nazionale del movimento politico, lo è ancora di più. «Così come è strutturato, il disegno della Regione ammette qualsiasi genere di speculazione immobiliare, perché se la tenuta dovesse essere venduta non ci sarebbe alcun impedimento per chi volesse trasformare quei campi in un campo da golf», denuncia. «È evidente il tentativo di una riconversione turistica di tutta l’area, non mi stupirebbe se dovesse spuntare qualcuno interessato dal Qatar, qui siamo in un paradiso a sette chilometri dal mare – aggiunge Devias – che rappresenta da sempre un riferimento di eccellenza per la pastorizia del territorio, che in passato ha approvvigionato di grano e avena l’intera isola e garantito anche 600 posti di lavoro». Ieri mattina gli attivisti di Liberu hanno presidiato i cancelli di Surigheddu e hanno portato a termine il loro blitz con l’installazione all’ingresso della tenuta di proprietà regionale di un cartello dove è scritto a chiare lettere “proprietà del popolo sardo” e “divieto di vendita”. Il segretario nazionale propone a nome del movimento un percorso alternativo. «Al posto di un bando internazionale di cui non si capisce la necessità, la Regione ne elabori uno che preveda la concessione alle aziende e alle cooperative sarde, in base a dei criteri che privilegino l’occupazione e la produzione alimentare sarda», è l’idea esposta da Devias.
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