La Nuova Sardegna

Alghero

«Il sindaco ha fallito perché non sa governare»

di Gian Mario Sias
«Il sindaco ha fallito perché non sa governare»

Per Enrico Daga la maggioranza non ha le idee chiare e svilisce le istituzioni Perentorio il segretario Mario Salis: «Qui non c’è più posto per Mario Bruno»

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ALGHERO. «Questa accozzaglia di “centro-sinistra-destra” era programmata per vincere le elezioni, ma non ha un programma e i risultati sono evidenti». Il giro di boa dell’amministrazione Bruno è sempre più vicino e il dibattito sul bilancio di metà mandato si infiamma. A gettare benzina è il segretario cittadino del Partito democratico, Mario Salis. «Qui il tempo si misura in stagioni turistiche, l’amministrazione ha superato tre estati su cinque, possiamo già parlare di un fallimento», dice Salis. C’è stato un momento in cui sembrava che la frattura tra Mario Bruno e il Pd, risalente alla vigilia delle amministrative del 2014, potesse rimarginarsi. «Volevamo dare una mano, ma si è fatto il contrario di quel che si diceva al tavolo di confronto – racconta Salis – il sindaco si è rivelato inaffidabile e ha condotto Alghero in un tunnel dal quale è difficile uscire». Non è più tenero Cici Peis, storico componente della segreteria democratica cittadina. «Alghero soffre di problemi che andavano risolti in brevissimo tempo – dice – ma questa maggioranza non ha realizzato nessuno punto del proprio programma». Il Pd «ha ragionato di un possibile coinvolgimento – ricorda Peis – ma durante la trattativa ci siamo resi conto che al sindaco servivamo solo per avere i numeri, e che intendeva continuare lungo un percorso non condiviso». Dello strappo di due anni fa è testimone Franco Santoro, altro storico dirigente democratico algherese. «Il sindaco ha deciso da solo di candidarsi, l’ha fatto e ha vinto, ma ha dimostrato le sue carenze». In più «dovendo fare i conti con l’Udc, specialista delle crisi – ironizza – ha riaperto al Pd ma ogni volta si rimangiava gli impegni, portando la città in queste condizioni». Il suo principale limite è «non riuscire a tenere unita la squadra – prosegue Santoro – e i suoi dodici consiglieri non fanno niente per migliorare la situazione, rispondono solo a lui, si stanno suicidando, e così facendo mettono la città in ginocchio, rischiando di trascinarla in un salto nel buio totale, come a Porto Torres». Tradotto: dopo Bruno toccherà al Movimento Cinque Stelle, è il pronostico per cui non fa certo i salti di gioia. Il più arrabbiato di tutti, in via Mazzini, è Enrico Daga. «Ho l’amaro in bocca, sono frustrato – ammette – mai avrei pensato alla mia età di parlare ancora dei temi di quando portavo i pantaloni corti». La colpa, lo dice apertamente, «è del sindaco, sembriamo in un grande fratello, anziché del governo delle cose si occupa di inserirsi dove c’è una massa critica e di scollare tutto, Alghero non ha un punto di riferimento». Sulla squadra di governo, «stiamo parlando di bravi ragazzi che pensavano di poter amministrare la città come un’associazione filantropica». A Sant’Anna la situazione è difficile. «Per ben due volte in due anni e mezzo hanno modificato la macrostruttura, non hanno le idee chiare – conclude Daga – sviliscono le istituzioni, inseguono le opposizioni e ingaggiano discussioni feroci con la Regione, e mentre in Sardegna il turismo cresce a doppia cifra, ad Alghero tracolla». Ogni possibilità di ricucitura, insomma, è da escludere. «Qua non c’è più posto per Mario Bruno», tuonano Salis, Peis, Santoro e Daga a nome del Pd cittadino. Di più. «Tolga il disturbo e ci metta nelle condizioni di andare al voto prima possibile». L’ultimo pensiero democratico è per Raniero Selva, che nei giorni scorsi ha detto di ritenersi ancora del Pd. «Faccia pace con la sua coscienza», gli risponde Cicci Peis. A Enrico Daga, l’assessore dell’Ambiente ha detto di sentirsi ancora suo amico. «Più che altro sono stato il suo benefattore», è la replica senza ammissione d’appello.

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