Surigheddu e Mamuntanas nel mirino delle “Ferraresi”

Dopo l’acquisto di Sbs l’azienda vuole creare un polo europeo di eccellenza Domani il tribunale del riesame si pronuncia sul sequestro disposto dalla Procura

ALGHERO. Da Arborea, dove ha mosso i primi passi, il progetto per trasformare Bonifiche Ferraresi in un polo agricolo europeo di eccellenza muove verso Alghero. Destinazione: Surigheddu e Mamuntanas. L’acquisto dell’azienda agricola della Regione rientra nel piano avviato tre anni fa, quando la maggioranza delle quote di Bonifiche Ferraresi è passata da Banca d’Italia a B.F. Holding spa, una cordata di investitori privati appartenenti al gotha dell’economia italiana.

Un mese e mezzo fa Bonifiche Ferraresi ha acquisito la Società Bonifiche Sarde, che la Regione stava tentando di vendere da anni senza successo, per una cifra intorno ai 9 milioni di euro. Il valore di Surigheddu e Mamuntanas potrebbe essere il doppio: 1200 ettari di grande pregio, una posizione straordinaria, condizioni irrigue eccezionali. Un tempo era un borgo agrario, con tanto di abitazioni, servizi, scuole, chiese, spazi pubblici, ricovero del bestiame, mezzi e attrezzature agricole. Tra i diciannove edifici e i cinque silos, a Surigheddu la superficie coperta è di 12mila e 800 metri quadrati, mentre a Mamuntanas i venticinque edifici coprono 5mila e 400 metri quadrati. Situata tra la statale 127 bis e la provinciale 42, si estende al 70 per cento su un’area pianeggiante. A Surigheddu c’è un bacino artificiale da 2,5milioni di metri cubi d’acqua. Il destino dell’azienda dipende dall’esito del bando internazionale voluto dalla Regione dopo l’esplorazione cui hanno risposto in nove. Il progetto della società guidata da Federico Vecchioni, ex presidente di Confagricoltura - nel cui azionariato figurano anche Beniamino Gavio, De Benedetti, Sergio Dompé e il gruppo Cremonini - ha un gran vantaggio: da un lato Bonifiche Ferraresi intende fare della Sardegna un’hub del proprio polo agricolo internazionale, dall’altro la Regione vuole vendere a qualcuno che preservi la vocazione agricola dei terreni. L’unico vero problema sono gli allevatori che operano da oltre 30 anni nell’azienda: raggiunti un mese fa da un avviso di garanzia per occupazione abusiva, sono al centro di un contenzioso penale e di uno civile. È molto probabile che l’accelerata data al loro sgombero, consentito da prima che quei terreni diventassero pubblici, serva proprio per evitare intoppi al momento di una vendita che potrebbe avvenire molto presto. Ma sul sequestro dei terreni disposto dalla Procura di Sassari, lunedì dovrà esprimersi il Tribunale del riesame. Ieri invece è scaduto il termine per la custodia affidata agli allevatori: migliaia di capi e numerosi lavoratori ora rischiano lo sgombero.

La vicenda giudiziaria è paradossale: il tribunale civile si dovrà pronunciare a breve sulla richiesta della Regione di accertamento della proprietà. La stessa Regione ha denunciato l’occupazione dando luogo al procedimento penale.

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