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Posidonia sulle spiagge? Ecco la soluzione: brevetto europeo a coop di Olmedo

di Gian Mario Sias
Posidonia sulle spiagge? Ecco la soluzione: brevetto europeo a coop di Olmedo

Un macchinario inventato dalla cooperativa Achantus potrà anche consentirne il riutilizzo come concime

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ALGHERO. Tutti a scervellarsi, tra polemiche politiche e strascichi giudiziari, quando la soluzione era a pochi passi. A pochi chilometri, esattamente. A Olmedo, per essere ancora più precisi. È lì che l’eterno problema della posidonia spiaggiata, che ogni anno fa litigare amministratori, operatori turistici e ambientalisti di Alghero, con il coinvolgimento dell’autorità giudiziaria a rendere ancora più problematico il quadro, potrebbe presto trovare una soluzione.

La cooperativa Acanthus ha da poco ottenuto il brevetto europeo per un macchinario che potrebbe rivoluzionare i sistemi di raccolta sostenibile ed ecocompatibile della posidonia. Non solo, perché il pool multidisciplinare di esperti che ha lavorato a questo progetto sta anche perfezionando sperimentalmente l’idea di utilizzare la posidonia per rendere più ricco di minerali e altre caratteristiche un concime vegetale per le coltivazioni biologiche. Una rivoluzione.

Alghero da anni si dibatte sul sistema più efficace e ambientalmente adeguato di rimozione di questo “rifiuto speciale”, come è classificata oggi la posidonia. Ebbene, Achantus è a un passo dal sogno di realizzare una vera e propria filiera a impatto zero per la sua raccolta e il suo riutilizzo. Si tratta di una cooperativa composta da professionisti specializzati in attività ambientali, che hanno deciso di allearsi nel 2012 proprio intorno all’idea di realizzare il macchinario che l’11 gennaio scorso ha ottenuto il brevetto europeo.

«Finora la raccolta della posidonia è stata fatta con mezzi meccanici non adatti, che tendono a provocare grandi esportazioni di sabbia», racconta Barbara Perinu per conto del team di professionisti con base a Olmedo. «Senza considerare che oggi è quanto mai importante che della posidonia si sappia cosa farne – prosegue – senza sapere cosa fare dei residui di posidonia spiaggiata una volta raccolta ed esportata dalla spiaggia, si sta solo creando un problema, o spostandolo».

La macchina messa a punto dalla cooperativa, invece, «compie in loco la separazione della posidonia e riduce al minimo le esportazioni di sabbia», spiega la rappresentante di Achantus. «Ora che abbiamo ottenuto il brevetto passiamo alla realizzazione dei prototipi – continua – entro la primavera 2018 contiamo di poter essere sul mercato».

Tutto questo tempo servirà per proseguire con gli esperimenti, portati avanti in sinergia con le aziende locali ma anche con Regione, Università e Coldiretti, per «integrare un substrato vegetale che già produciamo, realizzato dai soli scarti delle potature, e che viene utilizzato per l’agricoltura biologica». D’altronde, «già in passato la posidonia – conclude Barbara Perinu – si usava nei campi».

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