Strada per il faro, plauso delle borgate
ALGHERO. «Finalmente le ruspe hanno ripristinato l’accesso al faro di Capo Caccia». Se il deputato di Unidos, Mauro Pili, voleva evocare l’indignazione tra la gente del territorio di Porto Conte, ha...
ALGHERO. «Finalmente le ruspe hanno ripristinato l’accesso al faro di Capo Caccia». Se il deputato di Unidos, Mauro Pili, voleva evocare l’indignazione tra la gente del territorio di Porto Conte, ha fatto un buco nell’acqua. La presa di posizione dei comitati di borgata di Maristella, di Guardia Grande e Corea e di Sa Segada e Tanca Farrà non poteva essere più lontana da quella dell’ex presidente della Regione, che nei giorni scorsi ha accusato i vertici ministeriali per la realizzazione della strada che porta sino al Faro, sul promontorio di Capo Caccia. Secondo lui è «uno sfregio ambientale». L’ha detto in un’interpellanza rivolta al governo Gentiloni e l’ha ribadito alla Procura di Sassari, cui ha chiesto che si faccia luce su eventuali responsabilità di chi ha autorizzato quell’opera e di chi l’ha realizzata. «Si era già perso troppo tempo, era ora», tagliano corto i rappresentanti della comunità rurale algherese. «È una delle maggiori attrazioni non valorizzate di Alghero, per posizione e panorama entrerebbe di diritto tra i “must to see” delle guide turistiche isolane e non solo», affermano. «Speriamo che il ripristino della strada sia il primo passo verso la fruizione turistica del faro insistono – sarà sufficiente l’impianto di vegetazione autoctona rampicante per far “scomparire” alla vista gli scavi e i muretti realizzati a sostegno del tracciato». Perché per loro, al contrario, «il vero scempio è vedere l’agro abbandonato e le borgate che cadono a pezzi, dovrebbero essere gioielli, motori dell’economia verde e dell’occupazione». (g.m.s.)
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